Che attività svolgono in realtà le lobby?

Lobby
Luigi Di Maio

Le dichiarazioni dell’esponente del M5S Di Maio sulle lobby hanno suscitato un vespaio di polemiche immotivate, dettate da un pregiudizio e da un’ignoranza tutta nostra.

Io non ce l’ho con le lobby. Esiste la lobby dei petrolieri e quella degli ambientalisti, quella dei malati di cancro e quella degli inceneritori. Il problema è la politica senza spina dorsale, che si presta sempre alle solite logiche dei potentati economici decotti”.
Apriti cielo, le parole di Luigi Di Maio, uno degli uomini più in vista del Movimento 5 Stelle intervenuto ad un incontro a Roma dove presenziavano vari lobbisti, hanno provocato una marea di reazioni indignate, provenienti soprattutto dal versante Pd.
Critiche immotivate, pretestuose, ma soprattutto nate da un abisso di ignoranza che vuole il lobbista demonizzato per forza.
E c’è da capirlo, perché in Italia è equiparato ad un faccendiere, un maneggione, un uomo disonesto che trama nell’ombra e fa del segreto il suo punto di forza. Approfittando dell’italica propensione dei nostri politici, come ricordato da Di Maio, di avere un prezzo ed essere comprabili per qualche cifra.
In Europa è diverso, ma pochi lo sanno. Bruxelles ha infatti ideato il “Registro per la trasparenza”, che comprende chi svolge attività di lobby presso le istituzioni dell’Ue. La quale insiste molto su questo punto, sostenendo che  I cittadini si aspettano che il processo decisionale dell’UE sia il più aperto e trasparente possibile. Più aperto è il processo, più è facile garantire una rappresentanza equilibrata ed evitare pressioni indebite o un accesso illegittimo o privilegiato alle informazioni o ai responsabili delle decisioni. La trasparenza è inoltre un elemento fondamentale per incoraggiare i cittadini europei a partecipare più attivamente alla vita democratica dell’UE.”
La democrazia è vista come un diritto, ma viene contemplato il dovere di documentarsi, di informarsi. Farsi un’idea insomma.
E questo “Registro per la trasparenza” è uno dei tanti mezzi approntati per cogliere le dinamiche dei palazzi del potere. Ma soprattutto è stato creato per impedire che all’insaputa della collettività si svolgano delle manovre sottobanco.
Come recita l’articolo 11 del trattato sull’Unione Europea “le istituzioni mantengono un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative e la società civile”. Quindi non solo le aziende, le società e tutti i portatori di interessi economici. Ed è questo il punto, su cui torneremo dopo, sul quale Di Maio aveva azzeccato in pieno. Scontrandosi però con un’ignoranza radicata ed ostinata.
Ma andiamo a vedere più in profondità in cosa consiste questo “Registro per la trasparenza”.
Questo strumento “ si occupa di tutte le attività svolte allo scopo di influenzare direttamente o indirettamente l’elaborazione o l’attuazione delle politiche e i processi decisionali delle istituzioni dell’UE, a prescindere dal luogo in cui sono condotte e dai canali o mezzi di comunicazione impiegati. Tra queste attività rientrano il lobbismo, la rappresentanza di interessi e le attività di sostegno. Tra i portatori di interesse vi sono le società di consulenza in affari pubblici, i consulenti indipendenti e gli studi legali, i lobbisti interni, le associazioni di categoria, commerciali e professionali, gli istituti di beneficenza, le ONG, le organizzazioni religiose, i centri studi (think-tanks), gli istituti accademici e le organizzazioni rappresentative di amministrazioni pubbliche con uffici di rappresentanza a Bruxelles.”
Senza essere iscritti al Registro è praticamente impossibile fissare un appuntamento ed incontrare un appartenente alle istituzioni europee, parlamentare, commissario o funzionario che sia.
Nel Registro sono elencati in generale tutti i responsabili delle società interessate, in buona sostanza tutti quelli che hanno interesse a rappresentare i propri interessi presso le istituzioni comunitarie. Ed è segnalato anche il fatturato annuo complessivo per la loro attività, inclusivo di spese sostenute a Bruxelles per le attività di lobby, che tipologia di attività abbiano svolto, il numero di incontri richiesti e sostenuti.
Il registro per la trasparenza è stato istituito per rispondere a domande importanti, ad esempio quali sono gli interessi rappresentati, chi li rappresenta e con quali risorse finanziarie. Il sistema è gestito congiuntamente dal Parlamento europeo e dalla Commissione e si basa su iniziative precedenti in questo ambito. In tal modo, il registro consente di esercitare il controllo pubblico, dando ai cittadini e agli altri gruppi di interesse la possibilità di monitorare le attività dei lobbisti.“ Per questo è stato creato.
Da Bruxelles ci fanno sapere che (sono dati di Febbraio 2016) il Registro comprende oltre 9000 entità che hanno iniziato ad accreditarsi nel giugno 2011 e sono vincolate da un codice di condotta comune. La metà delle organizzazioni registrate appartiene alla categoria dei lobbisti interni e delle associazioni di categoria, commerciali e professionali.
L’incremento è consistente: ogni settimana, in media, aderiscono al registro 50 nuove organizzazioni. Un quinto di tutti coloro che intendono registrarsi ha una sede principale in Belgio e il 92% delle organizzazioni registrate ha sede nell’UE. Nell’elenco sono rappresentati tutti gli Stati membri dell’UE e 6100 persone appartenenti a organizzazioni registrate possiedono un titolo di accesso agli edifici del Parlamento europeo.
La parte del leone la fanno i lobbisti interni e le associazioni di categoria, commerciali e professionali con il 50% del totale, seguiti dalle Organizzazioni non governative (Ong) con il 26% e dalle società di consulenza specializzate, gli studi legali ed i consulenti indipendenti con il 12%. I centri di studio, gli istituti accademici e di ricerca sono il 7%, le organizzazioni rappresentative di amministrazioni locali, regionali e comunali, altri enti pubblici o misti ecc.  il 4,6% mentre le organizzazioni rappresentative di chiese e comunità religiose il 0,4%.
“Le priorità del presidente Juncker per la Commissione esprimono un forte impegno a favore di una maggiore trasparenza. Una consultazione pubblica attualmente in corso sulla necessità o meno di rendere il registro per la trasparenza obbligatorio invita i cittadini e le parti interessate a esprimere il loro parere sul sistema attuale e sulla sua evoluzione. Lo scopo è valutare e capire che cosa ha funzionato bene finora e che cosa può essere migliorato e come, in modo da garantire che si possano sfruttare pienamente le potenzialità del registro come valido strumento per disciplinare le relazioni tra le istituzioni dell’UE e i rappresentanti di interessi.”
Questo bisogno di trasparenza è stato avvertito in Europa come da noi. Soltanto che è passato come una dimostrazione di incoerenza da parte di Di Maio, che in un primo tempo era un fiero detrattore delle lobbies. Molto probabilmente, e questa è la spiegazione più plausibile, lui e il M5S non hanno cambiato idea per un semplice calcolo politico, ma per l’intima convinzione che se si vuole governare un fenomeno non ha senso vietarlo, bensì  normarlo, regolamentarlo. La cancellazione, il relegare nel nero un’attitudine che esiste, è il modo migliore per far commettere atti illeciti. Al contrario dell’emersione, di far fare tutto alla luce del sole seguendo precise regole.
Con questo non stiamo dicendo che sicuramente il malaffare delle tangenti, delle decisioni influenzate dalle mazzette, dei politici corrotti e dei lobbisti scorretti verrà sgominato. Il “Registro per la trasparenza” può essere aggirato in vari modi, in primis quello del lobbista che si incontra con il mondo politico fuori dalle istituzioni e dai canali ufficiali e legali per commettere atti illeciti. Fatta la legge, trovato l’inganno, si dice. Ma quest’ultimo diventa sempre più rischioso da praticare.
Un’altra cosa che Di Maio ha capito (a differenza di tanti altri) è che quella dei malati di cancro può dirsi veramente una lobby. Ovviamente non è mossa da interessi economici ma da motivazioni ben più importanti, tra le quali la difesa del diritto alla Salute.
Nel suo significato più genuino con lobby si intende “un gruppo di persone legate da interessi comuni e in grado di esercitare pressioni sul potere politico per ottenere provvedimenti a proprio favore”. E allora cos’è la giusta pretesa di conoscere quali sono gli effetti del fumo, dell’elettrosmog, del Co2, degli Ogm sulla salute umana,  se non una “pressione sul potere politico”?
E chi chiede che vengano fatte ricerche indipendenti o smaschera studi che si ammantano di imparzialità, ma alla fine si scoprono pagati o sovvenzionati da multinazionali interessate a condizionarne i risultati?
In cosa sono state scandalose le parole di Di Maio? Ben venga chi rappresenta e lotta per i diritti che non vengono tutelati.
Ma “in Italia fare lobby significa il più delle volte chiedere favori ai politici, mentre a Bruxelles si preparano dossier per i decisori, materiale che la controparte è libera di valutare. In Italia vi è una pressione troppo personalistica” ha affermato  amaramente Marcello Missaglia, consulente in affari europei.
Questo fraintendimento ha generato la marea di repliche piccate di membri del Pd. E la gente ci ha pure creduto.

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