“Odissea nell’ospizio”: torna Jerry Calà e i Gatti di Vicolo Miracoli

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“L’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare”. Sacrosanta verità. Nonché citazione di uno dei personaggi dell’ultima fatica di Jerry Calà: “Odissea nell’ospizio”, in cui è attore, sceneggiatore e regista.

Nei pressi di Formello, lungo la Cassia Bis, è iniziata la quarta ed ultima settimana di riprese del nuovo film, prodotto da LDM Comunicazione, di uno degli attori più amati del nostro paese. Ed ha una trama così fitta che promette risate a volontà condite da una buona dose di riflessione.

In una bella casa di riposo per artisti si ritrovano i quattro ex componenti di un mitico gruppo di cabaret: Jimmi, Gilberto, Franz e Nino sono più di trent’anni che non si frequentano, i successi passati si sono trasformati in pallidi ricordi e in certi casi anche in rancori difficili da sopperire. L’arrivo inaspettato prima di profughi imposti dalla prefettura come ospiti nella casa di riposo e poi di un rampante avvocato, vecchia conoscenza dei nostri, chiamato a far chiudere la struttura per un ammanco finanziario, obbliga i quattro ex amici a frequentarsi e soprattutto a riscoprirsi complici; prima tocca alle soluzioni singole capaci solo di complicare le cose, fra finti decessi e rovinosi party in circoli sportivi, per poi comprendere che solo di nuovo riuniti, i quattro potranno salvare la struttura e magari anche sé stessi.

Jimmi (Jerry Calà) ostenta un atteggiamento da eterno ragazzaccio e vive la casa di riposo come se fosse un campus universitario. Fa qualsiasi cosa pur di dimenticare di essere in un ospizio. Nino (Nini Salerno) è costretto su una sedia a rotelle da più di un anno dopo un incidente d’auto, sembra essere ben corazzato a tutti i sentimenti del mondo, c’è ben poco che lo intenerisca, i suoi giudizi sono acidi e precisi come le sue citazioni filosofiche. Gilberto (Umberto Smaila) invece ha un atteggiamento distaccato mentre Franz (Franco Oppini) è l’entusiasmo fatto a persona. I suoi buoni sentimenti lo rendono però anche il più determinato a portare a termine le sue missioni. Dei quattro ex Bucanieri è quello più aperto al mondo, tranne quando si tratta di chiudersi nella propria stanza: lì c’è ad aspettarlo un hifi, un disco di Patty Pravo che gira e uno specchio per guardare davvero in faccia il vero Franco.

Questa è la storia, questi sono i personaggi. Sono i “Gatti di Vicolo Miracoli” (nel film sono “I Ratti”) e a trentasei anni dall’uscita del film che li consacrò (“Arrivano i Gatti”, diretto da Carlo Vanzina) tornano per raccontare al pubblico che fine hanno fatto e cosa è successo negli ultimi decenni. Un po’ come “Amici Miei” (regia di Mario Monicelli), il cui secondo atto arrivato dopo sette anni ha segnato la fine di un epoca, quella della Commedia all’italiana, chissà che anche il filmdi Calà non segni una svolta nella storia della comicità italiana.

In questo caso siamo lontani anni luce dal 1980, anzi potremmo dire che è passata una vita. Ma è giusto così. Il ricordo della gloria passata, l’ironia e la comicità onnipresente, il desiderio di non essere dimenticati, la voglia di fare. Questi sono gli ingredienti del film della maturità di Jerry Calà, un uomo che cambia assieme al proprio tempo.

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