Berdini, assessore anti-mattone: “Più periferia, meno grandi opere”

paolo berdini

Una serie di critiche durissime sono arrivate dal neo-assessore all’Urbanistica di Roma, Paolo Berdini, verso il sistema di potere responsabile di quelle opere della Capitale, più o meno grandi, ma essenzialmente incomplete e troppo costose.

Secondo l’assessore Berdini, autore dell’intervento “Le mani sulla città (e come liberare Roma dai ‘palazzinari’)” sull’ultimo numero della rivista MicroMega, questo sistema di potere ha iniziato a consolidarsi con il Giubileo del 2000, passando per le giunte di centrosinistra e quella di centrodestra (quest’ultimo, è bene ricordarlo, ha governato Roma solo 5 sugli ultimi 30 anni) fino all’inchiesta di Mafia Capitale. Dall’Anno Santo di sedici anni fa al Giubileo della Misericordia, tuttora in corso, convocato da Papa Francesco, dunque: il declino, però, cominciò con l’elezione di Francesco Rutelli nel 1993 sulle macerie di una classe dirigente travolta dallo scandalo di Tangentopoli. La vittoria della sinistra al Comune di Roma, secondo Berdini, ha inaugurato “la stagione dell’accettazione delle dottrine economiche neoliberiste con il loro portato di vendita dei beni pubblici e della cancellazione delle regole del governo urbano”.

In questa direzione, “viene perseguita la liberalizzazione degli interventi privati e dopo il blocco dell’inizio degli anni Novanta la città inizia di nuovo a espandersi in ogni direzione”. Poi arriva il Giubileo, dunque, che segna “l’entusiasta accettazione della cultura dei grandi eventi che segna la più evidente cesura con il passato” e “prende il via la costruzione di un sistema di potere alternativo al governo capitolino e proprio da questa esperienza saranno segnati gli anni successivi”. Proprio con la conduzione del Giubileo del 2000, denuncia Berdini, si costituisce “quel conglomerato di potentati e di oscuri legami tra imprese e politica che segnerà il primo decennio del Duemila”.

Un altro duro colpo alla Capitale viene inferto dalla “liberalizzazione” voluta dall’allora ministro Bersani che ha portato alla realizzazione di quaranta grandi superfici di vendita localizzate a corona nella periferia urbana in modo da garantire a ciascuna multinazionale la propria fetta di mercato: “È iniziata conseguentemente la fase della sistematica chiusura della piccola distribuzione commerciale”. Così, “nel decennio che va dal 1995 al 2005 si costruisce ai ritmi simili a quelli degli anni del sacco urbanistico del primo dopoguerra”. Secondo Berdini “le città sono il risultato concreto del pensiero delle classi dirigenti e nella capitale si tocca con mano il loro fallimento”: dopo aver ricordato come anche con Veltroni si sia portata avanti la strada dell’espansione urbanistica nonostante fossero chiari i segnali internazionali della crisi del settore immobiliare, l’assessore romano ricorda il piano regolatore del 2008. L’unico risultato di 70 milioni di metri cubi di cemento che potrebbe fornire alloggio a oltre 500 mila nuovi abitanti (in una città che demograficamente non cresce più da oltre vent’anni) è una periferia immensa senza servizi pubblici e senza qualità.

Berdini passa allora ad elencare le infrastrutture, definite “nullità assolute”: la Nuova Fiera di Roma, sorta “in un’area isolata dal contesto urbano a fianco dell’autostrada per Fiumicino il cui proprietario (Toti) era molto vicino al sindaco pro tempore… Dopo tre lustri di attività la società che gestisce la Fiera ha un passivo di 200 milioni”. Poi, nel 2006 “si dà il via al nuovo centro congressi (la Nuvola di Fucsas) che abbatte tutti i record di aumento di spesa e dopo dieci anni una colossale incompiuta”. L’assessore della giunta Raggi ricorda come Ignazio Marino “resterà nella storia dell’urbanistica di Roma per aver dato l’assenso alla costruzione del nuovo stadio della Roma calcio, in un luogo urbano isolato e privo di infrastrutture: un milione di metri cubi di cemento indispensabili a garantire il meccanismo della rendita urbana”.

Improvvisazione e megalomania hanno contrassegnato anche l’evento straordinario dei Mondiali di nuoto nel 2009: “Veltroni decide di costruire una gigantesca piscina olimpica nelle aree dell’Università di Tor Vergata: finora sono stati spesi 400 milioni e l’edificio è incompiuto e abbandonato per mancanza fondi”. Infine, è la volta del più grande scandalo urbanistico romano: la realizzazione della linea C della metropolitana romana. “Decisa in fretta durante il mandato di Veltroni, senza un progetto definitivo… con decine e decine di varianti in corso d’opera, l’impresa titolare della concessione, appartenente alla galassia di Francesco Gaetano Caltagirone, porta il costo dell’opera da un preventivo di 2 miliardi agli attuali 6”. E ancora non è chiaro quale sarà il termine del percorso.

Ma la stella polare della speculazione sembra indicare anche la strada del futuro: dall’ex luogo periferico di Cinecittà, al nuovo quartiere della Bufalotta, fino all’aeroporto della Capitale che si trova a Fiumicino (prevede una nuova pista e grandi cubature per alberghi e servizi che sacrificheranno circa mille ettari di territorio agricolo – leggi qui): secondo Berdini “la città capitale guarda al futuro con l’insostenibile zavorra di una cultura speculativa incapace di guardare alle sfide del domani”.

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