Referendum costituzionale, i sondaggi ora spaventano il fronte del Sì

Maria Elena Boschi

Non si sa ancora quando si voterà, anche se la data più probabile sembra quella del 6 novembre, ma la partita sul referendum costituzionale è già da tempo entrata nel vivo. In campo il governo, con la ministra Maria Elena Boschi in tour per spiegare e sostenere le ragioni del SI, la maggioranza schierata a vario titolo, l’opposizione compatta, i comitati referendari, costituzionalisti, giuristi, opinionisti più o meno qualificati, sedicenti esperti, figure del mondo della cultura, dello spettacolo, magari anche dello sport e chi più ne ha più prova a metterne.

Ovviamente non possono mancare mai i sondaggi, seguitissimi e temutissimi oracoli della politica, il termometro di ogni vigilia di voto, anche se poi spesso i sondaggisti non ci prendono, come è successo a giugno con la Brexit. Gli ultimi sondaggi dicono che mai come adesso il SI è in affanno, alle prese con una significativa e per ora consolidata emorragia di consensi. Secondo i dati raccolti dall’istituto Demopolis, a luglio il fronte favorevole alla riforma si sarebbe assestato al 50%, in netto calo dal 60% di gennaio ma anche dal 56% di maggio. Non paga per il governo, evidentemente, la personalizzazione del referendum inizialmente voluta da Matteo Renzi, che ha trasformato il voto sulla riforma in un voto su se stesso. Il 35% degli intervistati ha infatti affermato che dirà SI o NO al governo Renzi, senza dunque considerare il merito della riforma costituzionale.

Se il SI è in calo vuol dire che il governo non riscuote più quel consenso che aveva contraddistinto l’arrivo di Renzi a Palazzo Chigi, consenso che aveva poi toccato il punto più alto alle elezioni europee dei due anni fa, quelle del Pd al 40,8%. Va detto, comunque, che pesa molto, come sempre, il fattore indecisi, quelli che cioè ancora non si sono fatti un’idea sulla riforma e che magari decideranno come votare solo all’ultimo momento. E’ chiaro però che il fronte del SI è in difficoltà. Lo è di per se stesso e lo è di riflesso, perché in difficoltà in questi ultimi tempi è lo stesso governo. Non a caso Renzi ha attenuato i toni dallo spavaldo “o vinco o vado a caso” di qualche tempo fa e ha mandato in giro per l’Italia Maria Elena Boschi, ritenuta evidentemente la carta migliore nel mazzo di Palazzo Chigi, a perorare la causa della riforma costituzionale. E la Boschi si è lanciata in giro per l’Italia, non senza qualche scivolone. Come quello in cui è inciampata nei giorni dell’orrore di Nizza, quando ha sostenuto, in buona sostanza, che una vittoria del SI al referendum farebbe dell’Italia un Paese più forte e renderebbe dunque l’Europa più forte contro il terrorismo. Sillogismo quanto meno azzardato, subito contestato dal fronte del NO nell’ennesima aspra polemica di questa calda estate. Per il resto la ministra continua instancabilmente a ripetere perché la riforma sarebbe cosa buona e giusta, a spiegare l’importanza che avrebbe per l’Italia la vittoria del SI: “Il referendum di autunno è un passaggio cruciale”, ha detto parlando alla Festa dell’Unità di Prato. “Se vince il NO si deve ricominciare da capo e il lavoro di questi due anni è come se non ci fosse stato. Se invece vince il SI si guarda al futuro. Probabilmente con alcune imperfezioni, però è difficile trovare una riforma perfetta con sei votazioni diverse con una maggioranza di quasi il 60%”. E poi: “La decisione è se questa riforma nel suo insieme fa fare un passo in avanti a questo Paese oppure no. Una riforma che non riguarda il nostro governo, o il nostro partito, ma il nostro Paese nei prossimi 30 anni. E quando voteremo lo faremo con la bellezza di essere importanti e con la consapevolezza di quello che stiamo facendo insieme. Spero che avvenga con un sì per dare un’altra opportunità al Paese”. Agli italiani l’ardua sentenza. La partita è ancora lunga, anche l’autunno si preannuncia caldo.

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