Mohamed Bouhlel, killer di Nizza, italiano d’adozione

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Ha messo fine ad 84 vite, 10 bambini. Ha travolto 84 persone mentre festeggiavano la libertà, mentre guardavano i fuochi d’artificio, mentre passeggiavano sul lungomare. Poteva esserci chiunque a Nizza quella sera. E poteva non essere il lungomare di Nizza, ma uno qualsiasi, qui in Italia.

Mohamed Lahaouiej Bouhlel. Libero lo definisce “il macellaio”, come si fa a dissentire. Era di casa in Italia. La scorsa estate a Ventimiglia, poco oltre il confine con la Francia e in territorio italiano, era tra gli attivisti che partecipavano ai sit in e alle proteste di «solidarietà» con i «profughi » accampati sugli scogli della riviera. Almeno in un’occasione durante le manifestazioni proseguite per mesi il terrorista franco-tunisino è stato identificato dalla polizia italiana. Nelle foto e nei video realizzati nel sit in organizzato dai «No borders» il 4 ottobre a Ventimiglia, prima che la tendopoli fosse smantellata, tra i 300 manifestanti c’è un ragazzo, con una camicia verde e una giacca rossa che gli assomiglia moltissimo. Al momento della segnalazione Mohamed Bouhlel aveva giustificato la sua presenza in Liguria perché in contatto con una cosiddetta associazione umanitaria francese.

Applaude quando intervengono gli altri manifestanti, tiene in mano uno striscione in arabo, partecipa al corteo. In Italia, da noi. Non chissà dove.

Gli inquirenti stanno verificando se con lui a Ventimiglia ci fosse anche Mohamed WalidG. Amico fraterno dell’attentatore di Nizza immortalato in un selfie (il selfie più inquietante della storia) all’esterno del Tir pochi giorni prima della strage.

Così amici che la polizia francese ha contato 1.278 chiamate in un anno. E infatti Mohamed Walid G. è uno dei 5 arrestati perché ritenuti complici di Bouhlel. Già rilasciato, però.

Ma ce n’è un altro di amico: Choukry Chafroud, 37 anni, detto anche il tunisino «pugliese» perché nel 2015 ha vissuto per alcuni mesi a Gravina di Puglia lavorando in una masseria. Gravina di Puglia, non Nizza. Qui, in Italia. E sarebbe stato proprio lui infatti a far conoscere la Puglia a Bouhlel. Dopo la mattanza del 14 luglio secondo i francesi si sarebbe rifugiato in Italia da conoscenti (o fiancheggiatori del terrore jihadista).

Peccato che, qui in Italia, non se ne sa più nulla. Scomparso. E non è un bene. Nel frattempo è inutile dire che nessuno dei “no borders”, degli attivisti, dei solidali, dei manifestanti, dopo la strage del 14 luglio è andato dalla polizia. Giusto per dire “lo conoscevamo, non ce lo saremmo mai aspettati”. Figuriamoci.

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