Scaroni: da Eni a Rothschild, rinviato a giudizio per tangenti Saipem

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La notizia è di quelle che si trovano semi-nascoste nei principali quotidiani nazionali, eppure di rumore dovrebbe farne, eccome: Paolo Scaroni, ex ad di Eni è stato rinviato a giudizio per l’ipotesi di corruzione internazionale.

A parlarne è il Corriere della Sera: l’attuale vicepresidente della banca d’investimento Rothschild, tra i nomi possibili per il ruolo di amministratore delegato dell’Ilva di Taranto, a seguito dell’annullamento in Cassazione il 25 febbraio dell’iniziale proscioglimento deciso il 2 ottobre 2015 dalla gup Alessandra Clemente, è stato rinviato a giudizio dalla giudice milanese Manuela Scudieri nell’ultima udienza preliminare che si è svolta ieri.

Come è stato raccontato su questa testata in merito all’annullamento del proscioglimento, l’ex ad di Eni Paolo Scaroni aveva provato a difendersi dalle accuse di fronte al pm Fabio De Pasquale che gli faceva notare come nel 2008 figurassero 150 milioni di euro di costi di intermediazione, nel 2009 79 milioni, nel 2010 26. Quando gli veniva chiesto se fosse a conoscenza di queste cifre molto importanti Scaroni ha risposto: “Io mica leggevo il bilancio. Le varie cifre erano inserite in voci più importanti ed erano soltanto una nota a piè di pagina”. Dunque, c’erano figure scelte apposta che avevano il compito di vigilare su eventuali anomalie all’interno del bilancio, secondo Scaroni.

Eppure, una somma di denaro che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro per l’aggiudicazione di sette appalti algerini, sfuggì agli occhi vigili dei controllori. La prossima puntata ci sarà il 5 dicembre, quando questo filone verrà riunito in Tribunale al troncone del processo già avviato dai pm De Pasquale-Palma-Baggio ad altri cinque coimputati tra i quali l’ex presidente Pietro Franco Tali. Chissà che in base all’esito non cambierà lo spazio mediatico riservato dalle testate alla vicenda giudiziaria che coinvolge Scaroni.

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