La Stampa, “Miss Farinetti” e la pace nel mondo servita al tavolo di Eataly

Oscar Farinetti, patron di Eataly

A dissertare di pace nel mondo, in un’agiografica intervista su La Stampanon è esattamente una bellezza da competizione, ma il baffuto Oscar Farinetti.

Per tentare di giustificare la mossa (tutt’altro che nazionalista) di aprire una nuova sede di Eataly davanti a Ground Zero, a New York, l’imprenditore scomoda persino Gesù Cristo.

«Durante l’ultima cena – dice nell’intervista – Gesù spezzò il pane e lo diede ai suoi discepoli. Non esiste al mondo un alimento altrettanto diffuso, popolare e simbolico. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di dedicargli la nuova sede di Eataly a New York, davanti a Ground Zero».

Avete colto il profondo sillogismo? Complimenti. Noi no. Ad ogni modo, incurante del profondo senso di tradimento provato dal suo Piemonte, dopo il trasferimento in Olanda di tutto l’ambaradan targato Agnelli (alla faccia delle promesse di mantenere nel nostro Paese le radici delle imprese di famiglia) e il “trasloco” del Salone del Libro da Torino a Milano, anche l’albese Farinetti, ha preferito investire all’estero. Con buona pace della nostra economia.

Ad ogni modo, visti i toni, l’intervista merita una vera e propria esegesi: per questo nuovo negozio Eataly, che verrà inaugurato a Manhattan il 2 agosto dal premier Matteo Renzi, «ci siamo ispirati all’idea della pace».

In che senso? È presto detto. L’umilissimo Farinetti ha piazzato all’ingresso una tavola imbandita e – citiamo testualmente – «la mette a disposizione dei leader mondiali, che avessero bisogno di un luogo dove incontrarsi e parlare. Offriamo tutto noi, se hanno voglia di discutere di pace».

Ve li immaginate Putin, la Merkel e compagnia bella a definire il destino del mondo seduti al tavolo di Eataly, tra un tarallo pugliese e una cedrata Tassoni? Farinetti, evidentemente, sì.

Ad ogni modo, quello che altro non è – come è logico e normale che sia – una fabbrica di profitto, viene qui forzatamente elevato a luogo di ideali positivi universalmente condivisi(bili). Come se ci si dovesse in qualche modo vergognare, data la vicinanza con Ground Zero, di voler entrare in un luogo godereccio e ci si dovesse per forza giustificare.

A tal proposito, infatti, interviene Farinetti junior, Nicola, che spiega: «Dedichiamo sempre i nostri negozi a un valore. Stavolta abbiamo deciso di prendere il pane, come simbolo di quella che potrebbe essere un giorno l’unità del mondo, speriamo, e utilizzarlo qui, in questa zona dove sappiamo che c’è stato esattamente il contrario, cioè il simbolo della divisione».

Prendete e mangiatene tutti, insomma. Ma non ci sarà rischio di blasfemia?

Insomma, da Eataly troverete il pane, non solo quell’italiano, ma «quello di tutto il mondo. Inviteremo i produttori di tutti i Paesi a venire da noi a farlo, a raccontarlo. Utilizzeremo il pane come una scusa per parlare della bellissima diversità umana, la differenza tra le culture, e cercare di rendere questo luogo uno spazio multietnico dove scambiare idee, incontrarsi, diventare amici. Perché siamo molto convinti che alla fine la maggior parte dei problemi nasce dall’incomprensione e dal non conoscersi. Non c’è nulla di meglio di una tavola imbandita per poter scambiare quattro chiacchiere e iniziare a intenderci, e nel mondo non esiste una tavola imbandita che abbia senso senza un pezzo di pane. Perciò cominceremo da qui».

L’articolo (scritto intingendo la penna nell’olio santo Dop) continua descrivendo quante cose belle e buone si troveranno in questo meraviglioso negozio e quanto sono fortunati i newyorkesi a ritrovarsi tutto sto ben di Dio (per restare in tema) proprio nella loro città. A due passi da Ground Zero. “Un luogo dove – conclude La Stampa – viene da riflettere insieme sulle sciagure che provoca la divisione, e le speranze che accende invece la buona volontà di comprendersi“.

Avreste mai pensato che uno sfilatino potesse avere tutto ‘sto potere catartico?

 

 

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