Carceri italiane: non è cambiato nulla!

Altro che migliorata, semmai la situazione è peggiorata. Il che è molto preoccupante, oltre che certificare il fallimento di ogni tipo  di riforma. Semplice intuire che si sta parlando di carceri.

O meglio, delle prigioni italiane. Fatiscenti, ai limiti della decenza, con i detenuti costretti a vivere in condizioni  igienico-sanitarie pessime, sovraffollamento, suicidi. E, soprattutto, il carcere preventivo, che rappresenta il vero fardello della giustizia italiana.

I numeri resi noti da Antigone, associazione che da sempre si batte per i diritti nelle carceri, sono inquietanti: 54.070 detenuti (in un anno sono aumentati di 1.318 unità) e 18.900 i “presunti innocenti”. Il 33,3% (un terzo) sono stranieri. 

Non è finita qui, perché il 56,2% dei reclusi condannati deve scontare una pena breve facilmente sostituibile con una misura diversa dal carcere. Ma che nell’80% dei casi non viene applicata.

E quanto sarebbe la giusta capienza per far vivere i detenuti in condizioni normali? 49.701 posti.

In tutto ciò, si cerca di nascondere il problema il più possibile, forse per evitare di ricevere l’ennesimo richiamo da parte della CEDU e di beccarsi sanzioni pesanti.

“La crescita della popolazione detenuta, dovuta principalmente all’aumento degli stranieri
– scrive Repubblica- è dunque il risultato dell’operato delle forze di polizia e della magistratura più orientato al ricorso al carcere rispetto agli anni precedenti”.

Ma questa non può e non deve essere una giustificazione. Tanti gli articoli scritti al riguardo, i moniti e gli appelli lanciati. È cambiato poco o niente in realtà.

Ma i detenuti sono essere umani e così si continua a calpestare la loro dignità.

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