Facebook protegge la privacy, multa da 10 milioni

Che non si dicesse che Facebook non protegge i propri utenti. La privacy è una cosa seria per Zuckerberg, anche se è quella di un criminale.

Un tribunale brasiliano ha congelato 38 milioni di real (circa 10,47 milioni di euro) dei fondi di facebook. Il colosso statunitense ha ricevuto questa maxi-multa per la mancata risposta ad un’ordinanza che richiedeva di fornire alle forze dell’ordine dei dati di alcuni utenti di Whatsapp, il servizi di messaggistica che la società di Menlo Park ha acquisito ad inizio 2014 per 19 miliardi di dollari. Secondo il giudice Alexandre Jabur, che ha firmato l’ordinanza, con il suo comportamento Facebook ha mostrato “un enorme disprezzo per le istituzioni brasiliane, in particolare i tribunali, i procuratori e la polizia”.

Non si tratta della prima volta che Facebook e le autorità brasiliane arrivano ai ferri corti per il rifiuto di fornire informazioni riguardanti WhatsApp. Lo scontro era già avvenuto altre tre volte da dicembre: nell’ultima occasione, appena pochi giorni fa, un giudice di Rio aveva accusato Facebook di intralcio alla giustizia, disponendo un blocco di 72 ore di WhatsApp, successivamente annullato dalla corte suprema. A dicembre 2015 un altro giudice aveva disposto un blocco di 48 ore, ma il caso più clamoroso si è verificato a marzo di quest’anno.

In quell’occasione, la polizia federale brasiliana ha addirittura arrestato Diego Dzodan, vice-presidente Facebook per le operazioni in America Latina, con l’accusa di non aver ottemperato a quanto richiesto dalle autorità, ossia fornire l’accesso a delle conversazioni WhatsApp nell’ambito di un’indagine sul crimine organizzato relativa al traffico di droga. Com’è ovvio, al tempo i vertici di Facebook e dell’app di messaggistica criticarono con forza l’arresto di Dzodan, spiegando come il dirigente non avesse alcun legame con questa indagine e che non avrebbe potuto fornire i dati richiesti anche se avesse voluto farlo.

 

 

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