Ma come si fa a vendere fiction senza diritti?

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Idea strepitosa quella di affidarsi ad Ettore Bernabei per introdurre il convegno ADRAI  sulle ricette per la Rai che verrà. Poteva venire soltanto al carnefice (Gubitosi) e alla vittima (De Siervo). Perché di tutto si è parlato nelle tante ore di bla-bla, tranne che dei motivi che rendono impossibile l’aumento dei ricavi della neonata Direzione Commerciale affidata al neopresidente del “sindacato giallo” dei dirigenti di viale Mazzini.

Eppure, sarebbe bastato poco. Sarebbe stata sufficiente un po’ di sana autocritica da parte del “padre nobile” della Lux Vide, una onesta confessione d’impotenza da parte della direttora della Fiction, Tinni Andreatta (che è pure consigliera ADRAI) ed un impegno pubblico da parte del dg a cambiare le regole del gioco per le serialità lunghe e corte che tengono tutt’ora in piedi il palinsesto di Rai Uno.

Nessuno si è degnato di spiegare che delle decine di fiction mandate in onda, sono ben poche quelle che possono essere vendute all’estero, dal momento che la Rai non ne detiene i diritti. O perché i produttori più “forti” e ammanicati, come appunto la Lux Vide della famiglia Bernabei sono riusciti a tenerseli stretti grazie al pre-acquisto (e quindi li commerciano autonomamente con i loro alleati tedeschi della Beta, che controllano pure altre case di produzione), o perché sono frutto di format stranieri e quindi non esportabili. Così, a parte le eccellenti serie di Montalbano della Palomar (che comunque si mangia una bella fetta degli introiti), al povero De Siervo e alla sua Direzione Commerciale resta ben poco nelle mani.

E allora, cosa bisognerebbe fare? Semplice, sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda del tanto invocato modello BBC, che produce autonomamente i format per poi venderli negli altri paesi attraverso la propria consociata Worldwide. Certo, all’inizio, la produzione di fiction con format originali comporterebbe il rischio di un calo di qualche punto di share, ma sarebbe l’unico modo per invertire la rotta e spezzare le catene della schiavitù verso produttori sempre più avidi e sempre alla ricerca di nuovi sponsor –politici e non-  in grado di condizionare le scelte di viale Mazzini.

Ma di tutto questo, naturalmente, non si è parlato al convegno di lunedì, meglio le solite chiacchiere inconcludenti. Con grande soddisfazione della lobby “Opus Rai” tanto cara ai Bernabei, ai loro protettori vaticani e a Gubitosi. E tutto continuerà come prima.

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