Sassuolo-Stella Rossa, ma chi c’era nella curva dei tifosi serbi?

serbi
Ivan Bogdanov

Era proprio lui, coperto dagli inconfondibili tatuaggi, intento a capeggiare qualche centinaio di ultrà serbi giunti a Reggio Emilia.

Siamo un popolo di masochisti, se riusciamo a far entrare in Italia Ivan Bogdanov, farlo sfilare alla testa di 200 tifosi serbi in un corteo diretto all stadio della città emiliana e consentirgli persino di assistere, un’altra volta, ad una partita di calcio.

E se questo nome non vi dice nulla, provate a fare uno sforzo di memoria e ricordare quanto accadde a Genova 6 anni fa, quando Italia-Serbia venne sospesa per le intemperanze dei tifosi balcanici. Bogdanov, principale responsabile dei disordini, venne arrestato mentre tentava di lasciare l’impianto ligure avvolto da un panno nel bagagliaio di un pullman.

Ieri sera ce lo siamo ritrovato di fronte, spavaldo, con i commentatori di Sky che dicevano di sentirsi “poco sicuri” data la presenza di quel signore. Allo stesso tempo, però, ci informavamo che altri 300 ultras della Stella Rossa non erano potuti partire alla volta di Reggio Emilia perché bloccati dalla polizia serba alla frontiera. Ci domandiamo allora quali gentleman ci apprestavamo ad ospitare se l’intelligence del paese balcanico non si fosse mossa per evitare l’espatrio di siffatti soggetti.

Considerato ciò, capiamo facilmente che qualcosa, nella gestione dei tifosi in Italia (e a Roma in particolare), propro non va. Nella Capitale esistono biglietti nominali, tessere del tifoso, barriere in curva, Daspo che fioccano per un nonnulla, scanner e telecamere ai tornelli per rilevare i dati biometrici dei volti di chi si azzarda a voler vedere la propria squadra del cuore, non si possono far entrare striscioni e fumogeni e di questo passo bisognerà esibire all’ingresso anche codice fiscale, tessera sanitaria, dichiarazione dei redditi e riferire quanti peli si hanno sotto le ascelle.

Mentre negli stessi giorni, a meno di 500 km di distanza, viene consentito l’ingresso in uno stadio italiano (oltre che nel territorio nazionale) ad un tizio che qualche anno fa ha messo ha ferro e fuoco un impianto calcistico. Una persona ad elevata pericolosità sociale che riuscì (tra le altre cose) ad introdurre in tribuna delle tronchesi, tagliare una rete divisoria e scagliare in campo diversi fumogeni accesi.

Un consiglio alle Forze dell’Ordine e al Capo della Polizia: se in questo paese ci fosse un po’ più di equità, non guasterebbe affatto. Altrimenti diteci che è normale questa disparità di trattamento, e abituiamoci al fatto che (per esempio) su un autobus o su un treno ci vengano fatte le pulci e subito dopo il controllore non chieda nemmeno il biglietto a interi scompartimenti popolati da chi, evidentemente, un titolo di viaggio nemmeno lo ha.

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