Kim Jong-un e il ritorno delle bufale sui ministri “polverizzati”

Ogni anno, forse anche più frequentemente, ritornano le bufale che riguardano il leader nordcoreano Kim Jong-un. Anche stavolta due ministri sarebbero stati giustiziati da due contraeree polverizzandone i corpi.

Ed ancora una volta, la colpa di uno dei due funzionari, sarebbe stata quella di essersi addormentato durante un comizio del Rispettato Maresciallo. L’altro, invece, sarebbe stato giustiziato per aver osato avanzare alcune riforma dell’Agricoltura che sono state «viste come sfida diretta all’autorità di Kim Jong-un». Polverizzati, dunque: questa sarebbe stata la fine dei corpi dei due esponenti del governo nordcoreano.

A darne notizia è stato – tra le varie testate e agenzie – il Corriere della Sera che, nonostante spari la notiziona nel titolo, poi corre a precisare di come si tratti di voci che devono trovare conferme. Peggio ancora: le uniche notizie arriverebbero da testate – imbeccate dai servizi segreti – sudcoreane, quindi dal Paese storicamente nemico della Corea del Nord. Ma questo poco importa e così fa sempre comodo rilanciare una notizia che fa temere e ridere allo stesso tempo, ma soprattutto contribuisce a creare un clima di ostilità verso il dittatore da baraccone che secondo l’Occidente risponde al nome di Kim Jong-un.

Peccato che di bufale simili – ovvero di esponenti uccisi perchè si sono addormentati davanti al supremo leader – se ne siano già sentite. Proprio lo scorso anno la stessa sorte era toccata a Hyon Yong-Chol, un generale che secondo fonti interne sempre alla Corea del Sud, sarebbe stato ammazzato da un plotone d’esecuzione insieme ad altri in Corea del Nord. I giornali italiani avevano rilanciato la notizia pubblicata dalla Bbc che però aveva specificato che i “rapporti dell’intelligence (sudcoreana) sono sempre stati trattati con scetticismo ma, in questo caso, le affermazioni dell’agenzia di spionaggio della Corea del Sud saranno facilmente verificabili. Se non sono vere, il ministro della difesa apparirà di nuovo in pubblico”. Sui giornali italiani, invece, neanche un accenno a questa precisazione.

Dopo un anno, la storia si è ripetuta: le agenzie di sicurezza sudcoreane hanno rilasciato una nota in cui specificano che il funzionario sarebbe stato epurato, non giustiziato. La precisazione, questa volta, è apparsa solo sul sito del Sole 24 Ore.

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