L’Espresso denuncia le lobby in Campidoglio, ma mica tutte

“Ecco le lobby che hanno avvelenato il Campidoglio” è la denuncia de L’Espresso: e via coi soliti nomi, dimenticandone alcuni troppo grossolanamente.

I gruppi di potere – secondo l’articolo – hanno affiancato un po’ tutti: da Alemanno a Mastella. Per poi infiltrarsi tra i nuovi vincitori del Campidoglio arrivando ad infettare la giunta di Virginia Raggi. Tralasciando l’esperienza minima di Alemanno in Campidoglio – solo 5 anni contro quella pluridecennale della sinistra – qualcuno si chiederà che cosa c’entri Mastella. Il politico di Ceppaloni viene tirato per i capelli per parlare di Laura Baldassare all’assessorato al Sociale e il nuovo plenipotenziario, Vincenzo Spadafora assunto qualche mese fa per gestire e curare i rapporti istituzionali del leader Di Maio. Secondo L’Espresso “Spadafora ha lavorato per politici e ministri di ogni colore, passando dalla corte di Clemente Mastella (nel 1999 era nella segreteria del Campano Andrea Losco) a quella di Alfonso Pecoraro Scanio, di Francesco Rutelli, fino a quella del sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, grazie alla quale è diventato presidente delle Terme di Agnano spa”.

Dunque, tra i tanti politici, Spadafora ha lvorato anche per Rutelli che è stato sindaco di Roma, ma nel titolo L’Espresso preferisce mettere Alemanno e Mastella. Errore di distrazione o malafede? Mah, chi può dirlo. Eppure, secondo l’attuale assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, proprio con la giunta Rutelli e la conduzione del Giubileo del 2000, “si costituisce quel conglomerato di potentati e di oscuri legami tra imprese e politica che segnerà il primo decennio del Duemila” (leggi qui).

Nella denuncia de L’Espresso inevitabilmente ci finisce anche lo studio legale Sammarco, “diventato in tre mesi la principale centrale strategica della giunta a Cinque stelle, il luogo in cui vengono (venivano, dopo l’intervento del leader e della Casaleggio associati) consigliate nomine e scelte politiche. Quella dell’ex capo della Raggi, Pieremilio Sammarco – fratello di Alessandro, storico avvocato di Berlusconi, Dell’Utri e Previti”.

Ancora una volta, dunque, ci troviamo ad un doppiopesismo di media e testate giornalistiche che quando si parla di malaffare e politica preferiscono elencare i soliti nomi riconducibili sempre ad un’area politica, quella di destra (ne abbiamo parlato qui).

Un improvviso attacco di amnesia arriva quando si tratta degli altri imputati di Mafia Capitale come Luca Odevaine e molti altri nomi. Come è stato raccontato su questa testata, in questi casi si forniscono a stento nomi e cognomi. Eppure Odevaine è stato uno dei più stretti collaboratori di Veltroni e Zingaretti e, al momento dell’arresto, aveva un ruolo-chiave al Viminale. Macché, meglio tacere e far finta che venga dalla luna. Idem per l’ex-assessore alla casa di Marino, Daniele Ozzimo, esponente del Pd e per tutti gli altri militanti di sinistra.

Fin troppo palese è il tentativo di manipolare l’opinione pubblica per convincerla che Mafia Capitale sia tutta colpa dell’ex-sindaco Gianni Alemanno e che le responsabilità dei suoi predecessori (Rutelli e Veltroni) in tema di affidamenti alle cooperative di Buzzi degli appalti comunali, non esistano. Ora, invece, il tentativo è quello di coinvolgere la giunta Raggi.

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