Enzo Tortora: 30 anni dopo, ancora troppe ingiustizie

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Finiva il 15 settembre di trent’anni fa l’odissea giudiziaria di Enzo Tortora, il noto presentatore televisivo accusato di spaccio di droga e di essere affiliato alla camorra da pentiti che poi si sarebbero rivelati fasulli.

Ma che con le loro bugie provocarono comunque l’insorgere di un tumore che stronco’ la vita del presentatore, malgrado l’assoluzione in appello dopo mesi di carcere e di arresti domiciliari.Una storia come tante e fu lo stesso Tortora, con grandissima umiltà, a ricordare i troppi casi di errori giudiziari che hanno caratterizzato il nostro Paese coinvolgendo persone innocenti, senza sanzionare nella giusta misura i veri colpevoli. “Dove eravamo rimasti?” furono le parole del conduttore quando si ripresentò alla guida di Portobello “Potrei dire molte cose, e ne dirò poche, una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me ha sofferto con me in questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva: ha pregato e io questo non me lo dimenticherò mai. Io sono qui anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono. E sono molti e sono troppi”.

A trent’anni di distanza, la storia giudiziaria italiana non sembra affatto migliorata: è ancora molto tortuosa e tutta in salita la strada che vede l’Italia finalmente libera da errori ed orrori giudiziari. Come è stato riportato su questa testata, dal 1991, cioè da quando esistono i risarcimenti per questo tipo di situazione, stando al Ministero della Giustizia, il dipartimento del Tesoro ha sborsato 628.715.546 milioni di euro come risarcimento a 24.844 vittime di ingiusta detenzione. Soltanto nel 2015 ne ha già pagati 36 milioni. E ben 11 nel primi tre mesi del 2016. I pagamenti per le vittime di errori giudiziari (dal 1992 ad oggi) ammontano invece a 36.237.746 di euro, riconosciuti a 122 persone (leggi qui).

Giornalista, presentatore televisivo e anche politico: a Tortora, infatti, venne offerta la candidatura per il Parlamento europeo coi radicali da Marco Pannella; una volta eletto, però, chiese fosse concessa l’autorizzazione a procedere, tuttavia negata all’unanimità. Così Tortora decise di dimettersi per consegnarsi all’autorità, finendo ai domiciliari. Da presidente del Partito Radicale porto’ avanti le battaglie sulla giustizia, in difesa di quanti vivono in carcere. I magistrati dell’inchiesta, neanche a dirlo, hanno tutti fatto carriera.

Trent’anni dopo Enzo Tortora, dunque, lo Stato continua a sbagliare e addirittura con più frequenza. Eppure solo una vittima su quattro vede riconoscersi un qualche indennizzo. Neanche al conduttore televisivo e alla sua famiglia, invece, nessuno ha mai chiesto scusa. Se sono passati trent’anni dalla fine dell’incubo di Tortora, quello stesso incubo lo stanno vivendo moltissimi altri italiani.

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