Eutanasia su minori: il vicolo cieco che ignora le altre strade

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Sta facendo discutere la decisione di due genitori che in Belgio hanno scelto di far morire il proprio figlio di 17 anni: ancora una volta la soluzione dell’eutanasia prevale su percorsi alternativi spesso troppo ignorati.

Secondo Wim Distelmans, il direttore del Centro di controllo dell’eutanasia, il giovane “soffriva di dolori fisici insopportabili. I dottori hanno usato dei sedativi per indurre il coma come parte del processo”. La notizia è stata data dal quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad che ha riportato come “in silenzio e nella discrezione più assoluta per la prima volta nel nostro Paese un minorenne è morto per eutanasia”.

L’eutanasia, dunque, torna a far parlare, questa volta per il coinvolgimento di un minorenne attraverso la decisione dei genitori. Proprio su questa testata erano state raccontate alcune terapie verso pazienti d’eccezione come i bambini: nel reparto pediatrico del Policlinico Gemelli di Roma, centro all’avanguardia nel campo della terapia del dolore, non viene presa in considerazione l’interruzione della loro vita, ma in accordo con i genitori vengono adottate tutte le procedure per non far soffrire i piccoli. A spiegarlo era stato il dott. Antonio Chiaretti, referente regionale per le cure palliative e responsabile del pronto soccorso pediatrico del Policlinico Gemelli: “Ci sono una serie di rimedi che consentono di accompagnare i piccoli nel drammatico periodo che chiude il breve ciclo della loro esistenza: di solito vengono utilizzati farmaci sedativi, analgesici, come oppiacei o benzodiazepine” (classe di psicofarmaci in grado di sostituire in gran parte l’uso di barbiturici proprio per la loro minore quantità di effetti collaterali)”.

La cosa che spesso viene sottovalutata è che queste terapie che alleviano i dolori nel tempo sono diventate sempre più accurate, ciononostante nell’immaginario collettivo viene fatto credere che l’unica soluzione sia interrompere una vita colpita da una grave malattia. Come aveva spiegato Chiaretti, infatti, gli ultimi ritrovati nel campo della medicina consentono, in accordo e con il sostegno dei genitori, di accompagnare il piccolo paziente verso un exitus con la vicinanza della propria famiglia.

A consentire ciò esistono, oltre ai farmaci, una serie di metodi che che permettono di fornire una nutrizione parenterale oltre alla somministrazione di ossigeno. Come è possibile, dunque, che l’amore di due genitori arrivi a sottovalutare strade alternative rispetto alla tragedia dell’eutanasia?

Leggi qui “Cure palliative ed “exitus”, intervista ad Antonio Chiaretti, responsabile p.soccorso pediatrico del Gemelli”

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4 Commenti

  1. MAtt Deamon said:

    Primo: non dici che il “bambino” aveva 17 anni e (per quanto minorenne) si può ipotizzare che sia stato lui a volere l’eutanasia. Pensare il contrario (ovvero che siano stati i genitori a decidere per lui contro la sua volontà o a sua insaputa) è quantomeno intellettualmente disonesto.
    Secondo: parli di concetti generici senza fornire alcun elemento del fatto puntuale. Sappiamo bene che in medicina quello che funziona nel 99,99% dei casi può non funzionare per lo 0,01%. E magari questo caso specifico è proprio quello 0,01%.
    La domanda retorica finale che poni “Come è possibile, dunque, che l’amore di due genitori arrivi a sottovalutare strade alternative rispetto alla tragedia dell’eutanasia?” è ovviamente intesa a creare il “mostro”.
    Sei un giornalista di serie C (in un paese dove esistono solo la serie A e B).
    Perché non ti candidi in politica? sei il perfetto politico del 21esimo secolo.

    • Luca Cirimbilla said:

      E’ la prima riga dell’articolo: “Sta facendo discutere la decisione di due genitori che in Belgio hanno scelto di far morire il proprio figlio di 17 anni”… detto questo, la ringrazio per spronarmi ogni giorno. Le sue critiche sono i migliori complimenti.
      Buona giornata

      • MAtt Deamon said:

        Nella vita basta accontentarsi per essere felici. Lei mi sembra uno che si accontenta di veramente poco.

      • MAtt Deamon said:

        Comunque sul “17 enne” devo scusarmi perché quella riga proprio mi è passata senza che me ne accorgessi. Ciò non toglie che l’articolo è chiaramente inteso a creare mostri e non a capire i fatti e le motivazioni che stanno dietro al caso concreto.

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