Cascina, sindaco leghista dà le case prima agli italiani

A Cascina, nel primo comune della Toscana amministrato dalla Lega, gli italiani tornano ad essere i primi beneficiari delle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari.

Dovrebbe essere la normalità quella di provvedere a fornire una casa a chi vive e paga i contributi da una vita: in fondo a Cascina il 75% dei beneficiari del contributo pubblico è italiano. E invece per questo risultato è stato necessario ricorrere a un cavillo burocratico. Come ha riportato il Mattino, l’applicazione della legge alla lettera ha fatto in modo che molti cittadini stranieri fossero equiparati a quelli italiani nella presentazione dei documenti. È stato chiesto loro, infatti, di dichiarare con tanto di certificato autenticato emesso dall’ambasciata o dal consolato, se hanno proprietà nel Paese di origine.

Sempre in Toscana, ad Arezzo, è stata registrata quest’inversione di tendenza e gli alloggi sono assegnati per il 76% a chi ne ha pieno diritto in quanto residente da generazioni in Italia e per anni si è visto scavalcato da stranieri ed extracomunitari arrivati ad Arezzo da poco tempo (leggi qui).

Dunque, dopo Arezzo, ora tocca a Cascina: eppure risulterebbe che in molti comuni della Toscana gli stranieri possano adempiere all’obbligo di dichiarare l’inesistenza di proprietà nel proprio Paese con un’autocertificazione. E in molti casi non verrebbe richiesta neanche questa, creando una vera e propria corsia preferenziale per chi italiano non è.

La procedura per l’assegnazione riguardante i contributi per l’integrazione dei canoni di locazione è prevista dall’articolo 11 della legge numero 431/98. Come ha spiegato l’assessore alle politiche sociali di Cascina, Edoardo Ziello, – «è stata arricchita da una particolare fonte, costituita dal Dpr 445/2000 che prevede la possibilità da parte della pubblica amministrazione di richiedere ai cittadini comunitari ed extracomunitari idonee certificazioni che attestano l’assenza di titolarità di diritti di proprietà o altri diritti reali all’estero, mediante una procedura che si avvale dell’ausilio dell’ambasciata o del consolato dello Stato di provenienza del cittadino non italiano».

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