Aeroporti di Roma: l’autunno caldo dei “manutentori mezzi ed emergenze”

Situazione a rischio per i lavoratori della ‘Manutenzione mezzi ed emergenze’ di Fiumicino e Ciampino: i 71 dipendenti della Simav, ex Aeroporti di Roma, corrono il pericolo di finire in mezzo a una strada.

Nella giornata di ieri i lavoratori hanno aderito compatti allo sciopero di un’ora a fine turno indetto dalle segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm, in seguito ai tre recenti incidenti costati la vita a tre persone mentre lavoravano. “Purtroppo dall’inizio dell’anno sono già 500 i lavoratori deceduti (e quindi non tornati più dalle loro famiglie) durante la loro attività lavorativa, in un Paese come l’Italia questo non può più essere tollerato – si legge nel comunicato delle Rsu-Simav – Queste morti non sono mai la conseguenza della fatalità ma sempre della mancanza di rispetto delle imprese per le procedure e le regole di sicurezza e, in generale, della inadeguatezza dei sistemi di prevenzione tali da assicurare effettive garanzie per i lavoratori”.

Ad agitare gli stati d’animo non c’è solo l’insicurezza del lavoro, ma anche la situazione di precarietà vissuta sulla propria pelle ormai dal 2012, quando vennero ceduti 3 asset: mentre quello dei negozi duty free andò a un marchio francese e la cessione di quello dei parcheggi non andò in porto, il settore della manutenzione dei mezzi nell’area aeroportuale, come autobus e carrelli elevatori passò alla Simav spa: 71 lavoratori su 104 lavoratori, all’epoca dipendenti di Aeroporti di Roma, vennero trasferiti alla Simav. Il passaggio avvenne però “in modo totalmente illegittimo” secondo Giovanni Oliverio, delegato regionale Fim-Cisl, che accusa ”Aeroporti di Roma è concessionaria dello Stato per la gestione degli scali aeroportuali romani, non per vendere asset e fare cassa. L’ufficio del personale dell’epoca e Atlantia, ovvero l’attuale gestione, si devono assumere le loro responsabilità”.

Ad aprile sono stati dichiarati 23 esuberi: purtroppo le 3 interrogazioni parlamentiari rivolte al ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio e a quello del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti sono ancora in attesa di una risposta; infine, ieri oltre allo sciopero si è svolto anche l’ultimo incontro bilaterale tra i vertici dell’azienda e le rappresentanze sindacali. Nessun passo nè indietro nè in avanti, tutto rimandato al prossimo vertice che si terrà il prossimo 20 ottobre.

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