Vicenza: punito il primario che denunciò gara tra infermieri su uso di aghi grossi

Vicenza
Vincenzo Riboni

E’ Vincenzo Riboni, medico del Pronto Soccorso di Vicenza, l’unico a pagare dopo la segnalazione dei contenuti di un’inquietante chat di Whatsapp.

Il solo ad aver denunciato l’esistenza di una chat in cui gli infermieri del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza facevano a gara a chi innestava gli aghi più grossi nelle vene dei pazienti. E il solo ad essere rimosso dal servizio, mentre tutti gli altri venivano soltanto trasferiti in altri reparti.

Una beffa per Vincenzo Riboni, primario con un curriculum di tutto rispetto. Dal quale si evince che non è proprio un dottorino di provincia raccomandato e fannullone, ma un medico che crede fermamente nella professione che ha scelto anni or sono.

Uno che spende le sue ferie per andare in Africa a fare il volontario e che il fine settimana, invece di godersi il meritato riposo, si reca in trincea al Pronto Soccorso per seguire i suoi pazienti. E ad accusarlo di aver ingigantito una innocente vicenda è il Nursind, un sindacato autonomo di infermieri che parla invece di un gioco, un diversivo fatto da colleghi per sfuggire alla pesantezza dei turni ospedalieri.

Il gioco in questione consisteva nel partecipare ad una gara in cui il vincitore era quello che inseriva nelle vene dei malcapitati aghi e cannule di maggior diametro, provocando un supplemento di sofferenza ai pazienti già doloranti. Fatto sta che per il sindacato alle parole non è seguito nessun fatto e il gioco non ha mai avuto luogo nella realtà.

Resta da domandarsi (ammesso che sia vero) il perché di quei messaggi, conditi da emoticon sorridenti e carichi di uno strisciante sadismo. Uno strano e stravagante modo per sfuggire alla routine ospedaliera che ha sortito tutt’altro che un lieto fine.

Riboni, infatti, è stato sospeso. Mandato a casa, senza stipendio, consigliato caldamente di smaltire le moltissime ferie arretrate accumulate per poi avviarsi verso la meritata pensione. Questo per aver fatto rapporto alla direzione del nosocomio a gennaio, dopo essere sobbalzato sulla sedia, accorgendosi che era in voga un’allarmante pratica.

Riboni denunciò “il coinvolgimento dei soggetti convocati in un dialogo per iscritto durante l’attività di servizio, che evidenzia una intollerabile e inaccettabile e riprovevole strumentalizzazione dei pazienti nell’esercizio della professione. Non c’è giustificazione che tolleri superficialità, scherzi, battute e quant’altro. Gli eventi sono stati realizzati a seguito di una strategia che testimonia l’intenzionalità dei comportamenti a danno del paziente, come evidenziato dalle carte allegate alla presente“.

Apriti cielo. Il Dottore da accusatore diventa man mano accusato, lo scandalo scema, gli infermieri vengono trasferiti alla chetichella. Riboni, dicono, si è inventato tutto ed ha amplificato una burla che si è tradotta in un danno d’immagine per Vicenza, sostiene il sindacato.

Ma non è forse un danno d’immagine peggiore l’usare in servizio, per futili motivi, uno smartphone ed inviarsi i messaggini che rasentano la crudeltà su esseri indifesi?

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