Genesi del referendum, tra sponsor super partes ed esclusive già note

Un grande sponsor del disegno di legge di riforma costituzionale fu l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (al Quirinale dal 15 maggio 2006 al 14 gennaio 2015). In questo si espose particolarmente, andando, probabilmente, oltre i limiti consentiti alla sua carica istituzionale di garante super partes.

Ancora adesso, da senatore a vita, Napolitano difende la necessità della consultazione e punta dritto per un voto al Sì, senza alcun dubbio. Il referendum, dunque, nacque con gli auspici più solidi, poiché voluto e promosso dal Capo dello Stato, dal Capo del governo (Matteo Renzi) e dal ministro per le Riforme Costituzionali (Maria Elena Boschi), tutti allineati per un’unica soluzione.

La questione di sottoporre la possibilità di una riforma costituzionale, di questa portata, alla volontà popolare, è stata piuttosto dibattuta. Per alcuni (soprattutto nella fase iniziale quando l’ago della bilancia propendeva per una sicura affermazione del Sì) è stata vista come un’imposizione, una forzatura e uno stravolgimento del dettato costituzionale nato nell’immediato dopoguerra.

La legge n. 352 del 25 maggio 1970, che completa quanto disposto dall’articolo 138 della Costituzione (titolo VI Garanzie Costituzionali, sezione II Revisione della Costituzione. Leggi Costituzionali) prevede che un “testo di legge costituzionale approvato in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi dei membri di ciascuna Camera” sia sottoposto a referendum. Per molti, anche per gli stessi padri costituzionali, queste garanzie sono essenziali poiché consentono al popolo di esprimere il proprio parere a decisioni prese negli ambiti parlamentari.

La risposta popolare, in tal caso, è benvoluta e augurata affinché si dia voce alle minoranze e non si limitino le scelte esclusivamente ai rappresentanti del popolo. In un’ottica ulteriormente variegata, altri denunciano il fatto che materie di tale rilevanza, fondamentali per la struttura dello Stato, siano banalizzate demandandolo a un freddo quesito, a un “pari e dispari” popolare.

Ulteriori polemiche sono nate a proposito del testo così presentato sulla scheda poiché potrebbe naturalmente indurre a un più immediato Sì, in luogo di un più ragionato No. Il testo recita: Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016? La scheda e il testo sono stati presentati in pompa magna e con la pretesa di esclusiva, da parte di Renzi, durante la trasmissione “Otto e Mezzo” del 22 settembre scorso.

In realtà, occorre considerare due aspetti: non c’è stata alcuna esclusiva poiché il dettato del quesito e le due parti, quella introduttiva e finale, sono chiare già da tempo. In più, sono formalmente espresse, proprio in tale dicitura, dall’articolo 16 della legge 352 che lo istituisce. L’Italia è patria delle polemiche ma è triste pensare che la sorte di un voto, complici la disinformazione e la disaffezione, dipenda anche dalla forma in cui è posto il quesito.

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