Fumo, le sigarette modificano il Dna (anche dopo 30 anni)

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Lo afferma uno studio dell’American Heart Association: il fumo delle sigarette ha un impatto duraturo – si stima addirittura 30 anni – sul Dna e provoca interferenze con la normale attività dei geni.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Cardiovascular Geneticsè stato condotto da un team internazionale di scienziati su 2433 fumatori, 6518 ex fumatori, e 6956 persone che non avevano mai fumato. I risultati sono molto interessanti. Come spiega Stephanie J. London, epidemiologa ambientale del National Institutes of Health, Research Triangle Park, nel North Carolina, e co-autrice dell’indagine, «la metilazione, un meccanismo che regola l’espressione dei geni, influenzando quali geni debbano essere attivi, e questo potrebbe portare allo sviluppo di malattie collegate al fumo. Anche dopo che si è smesso di fumare gli effetti del fumo sul Dna rimangono visibili».

La  metilazione del Dna potrebbe comunque fornire ai ricercatori potenziali bersagli per nuove terapie contro le patologie legate al fumo, tra le prime cause di mortalità a livello mondiale.

L’assunzione costante e prolungata di tabacco è in grado di incidere sulla durata della vita media: 20 sigarette al giorno riducono di circa 4,6 anni la vita media di un giovane che inizia a fumare a 25 anni. In estrema sintesi: per ogni settimana di fumo si perde un giorno di vita.

«Il nostro studio ha trovato prove convincenti che il fumo ha un impatto duraturo sui nostri meccanismi molecolari, che può durare più di 30 anni», ha spiegato Roby Joehanes della Harvard Medical School di Boston. Il che, oltre ad essere una notizia di per sé allarmante ha comunque un risvolto positivo: «La notizia incoraggiante  – conferma – è che una volta che si smette di fumare, dopo cinque anni la maggior parte dei segni di metilazione del Dna torna ai livelli rilevati in chi non ha mai fumato. Il che significa che l’organismo può salvarsi da solo dall’impatto dannoso del fumo». 

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