Google, privacy, indicizzazione e contenuti lesivi: un tema delicatissimo

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Indicizzazione e deindicizzazione su Google. Un tema delicato, anzi delicatissimo. Quante volte qualcuno si è ritrovato nelle prime voci del motore di ricerca più famoso al mondo per fatti che lo riguardavano? Moltissime, a prescindere dal carattere diffamatorio o meno delle news.

Google, infatti, ha il potere di indicizzare ogni tipo di informazione proveniente dal web, rendendo effettiva ed efficace al massimo la fruizione di dati. Molto spesso, però, le stesse informazioni possono risultare non aggiornate o addirittura lesive per l’onorabilità di una persona.

Spiegato in termini più semplici: se Tizio è indagato per un reato e viene poi assolto, su Google rimarrà sempre le voce “indagato etc”. Oppure, per rimanere in tema con il presente, in questi giorni sono state diffuse le foto in rete di Diletta Leotta nuda e, nonostante la denuncia presentata alla Polizia Postale (che ne ha ordinato la rimozione e l’oscuramento) da parte della conduttrice Sky per violazione della privacy, le immagini sono ancora consultabili sul web. Malgrado Google stesso abbia proceduto all’eliminazione. C’è il rischio concreto, dunque, che la notizia (o l’immagine) non venga deindicizzata totalmente e che, scrivendo “Tizio indagato” continui a comparire la notizia nelle varie voci del motore di ricerca. Cliccando poi sul link, non si aprirà comunque la pagina.

Un simile caso si è verificato a Milano, dove Valeria Termini, una professoressa di economia sulla quale era stato pubblicato un articolo diffamatorio, ha vinto la sua battaglia legale con Google per la rimozione di un contenuto. Nonostante il Garante della Privacy avesse in un primo momento rigettato la sua richiesta perché la notizia era “di interesse pubblico”, ci ha pensato il tribunale di Milano a darle ragione. “I medesimi dati personali, che nel 2010 potevamo essere lecitamente trattati dai mezzi di informazione, risultano oggi non aggiornati, non pertinenti e non completi e lesivi della persona. Pertanto si ordina la rimozione immediata”. Bene, peccato che la notizia sia ancora lì.

Quello dei contenuti su Google rimane comunque un tema delicato e di difficile comprensione. Molte sentenze della Cassazione parlano di “diritto all’oblio” degli interessati in rete, inteso nello come diritto volto ad evitare che la permanenza su Internet di dati e informazioni risalenti nel tempo determini una lesione proprio di quei diritti che il Codice della privacy complessivamente protegge.

Bisognerebbe sapere, poi, che l’inserimento di informazioni personali sul web per specifiche finalità non può far presumere l’intenzione di renderle utilizzabili per qualsiasi altro scopo. Anche se questo non accade mai.

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