Lazio: la pessima gestione del caso “doping” di Radu

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Il lavoro di Inzaghi sulla panchina biancoceleste sta dando i suoi frutti anche dal punto di vista del gioco. Contro l’Udinese si è vista sicuramente la più bella Lazio della stagione e pure la classifica non può che far sorridere i tifosi.

Il lavoro che non convince affatto, invece, è quello dello staff medico sanitario. Dopo gli infortuni che hanno colpito i polpacci di Marchetti, Basta e soprattutto Biglia (ricaduta contro l’Empoli e due mesi di stop per l’argentino) a far discutere è stata la gestione del caso Radu, salvatosi in extremis da una possibile squalifica di (almeno) due anni per doping.

Che storia è questa? E’ stata descritta nei minimi dettagli da Il Tempo. In pratica, il romeno è stato punto, a poche ore dall’inizio della gara contro i friulani, da un insetto. Il dottor Rodia, nuovo coordinatore dello staff medico di Formello, ha somministrato al giocatore una dose di cortisone. Una sostanza che, a livello professionistico, è vietata se assunta a ridosso di una competizione ufficiale. Dopo un colloquio con la “commissione per l’esenzioni uso terapeutico”, è stato deciso di bloccare l’attività agonistica di Radu per tre giorni.

Se il calciatore avesse giocato, avrebbe dunque rischiato una pesante squalifica (se sorteggiato per l’anti doping alla fine del match). Una gestione tutt’altro che da Serie A da parte dei medici della Lazio. Ecco perchè alcuni giocatori biancocelesti, come accade anche in altri club, preferiscono affidarsi ad altri specialisti.

La speranza è che le disavventure per i giocatori capitolini siano finite.

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