Cinema: arriva L’esodo, un film troppo vero

Mentre la politica si sta cimentando su chi indovina il numero esatto degli esodati (veri) ancora in circolazione, fra pochi giorni uscirà nelle sale cinematografiche il film “L’Esodo” del regista Ciro Formisano interpretato dall’attrice Daniela Poggi nei panni di Francesca, una lavoratrice che, grazie alla Legge Fornero, si ritrova senza lavoro e senza pensione e finisce anche a mendicare per tirare avanti la propria vita e quella di sua nipote Mary.

Un film realizzato per la prima volta con l’intervento finanziario di tanta gente che in tre anni di preparazione ha aderito alla raccolta fondi con piccoli e grandi somme. Risparmi propri e della sua famiglia per portare sugli schermi una denuncia sociale che è sulla bocca di tutti i politici che, però, a suo tempo approvarono in parlamento la disastrosa legge Fornero che prese il nome dal ministro del Lavoro del governo Monti. Nel 2012 furono trecentomila le persone che dalla sera alla mattina si ritrovarono senza stipendio e senza pensione e da allora abbiamo assistito a drammi sociali sfociati anche in tragici suicidi di chi aveva perso la propria dignità oltre che il sostentamento economico.

In questi quattro anni si sono fatte sette salvaguardie, manovre che hanno permesso a piccoli gruppi di “esodati” di poter accedere alla pensione. Oggi sembra che ci siano ancora trentamila lavoratori fuori da ogni salvaguardia, anche se alcune fonti politiche dicono che gli esodati veri sono poco più di mille. Nonostante il balletto delle cifre rimane il fatto che centinaia di migliaia di persone, dal 2012 ad oggi, non si sa come abbiano fatto a resistere. Il film più che una semplice storia è un documento di forte impatto sociale che dovrebbe mettere (ma su questo si nutrono molti dubbi) tutta la classe politica italiana, di destra, di sinistra o di centro davanti allo specchio e fare un “mea culpa” per aver gettato centinaia di migliaia di famiglie italiane nella disperazione totale.

Dal trailers del film si intravede il grande conflitto sociale anche tra le nuove generazioni che accusano le vecchie di aver fatto il ’68 per arrivare oggi a morire di fame. La protagonista, Daniela Poggi, interpreta magistralmente Francesca una donna di quasi sessant’anni che, grazie alla legge Fornero, si trova ridotta a mendicare in mezzo alla strada fino a mettersi in competizione con una rom per difendere l’angolo in cui elemosinare. Un’interpretazione, quella della Poggi, molto vera e sofferta, che ben rappresenta la disperazione e la rabbia di chi ha vissuto o sta vivendo ancora questo dramma. Dall’anticipazione del film si intravede, però, anche un segnale di speranza nel non arrendersi di fronte alle ingiustizie e ai sopprusi, anche quelli legalizzati, che la vita e la politica italiana mettono in atto contro i cittadini.

Una giornalista incontrerà Francesca e porterà alla ribalta il problema per dare coraggio a tutti coloro che non vogliono essere costretti a perdere. Un film troppo vero, purtroppo, non una favoletta ma la dura realtà che in questi anni ha devastato famiglie intere e spezzato anche vite umane portate alla disperazione. Un film o meglio un racconto di vita vissuta che dovrebbero andare a vedere la professoressa Fornero e sua figlia, il professor Monti e la sua famiglia e tutti quei deputati e senatori che in 19 giorni sono riusciti a far approvare dai due rami del parlamento questa infame legge in barba a chi dice che il bicameralismo perfetto rallenta le scelte del legislatore.

Un film che dovrebbero andare a vedere, vergognandosi, anche tanti sindacalisti che hanno “abbaiato alla luna” ma non sono riusciti a dare una giusta e corretta voce alla protesta popolare forse perché troppo impegnati in crociere o in acquisti di biancheria intima con i soldi del sindacato. In attesa di andare al cinema per vedere questo film non possiamo che plaudire al tentativo del regista, Ciro Formisano, che per la prima volta sta sperimentando un progetto sociale di alto valore storico e culturale. Gran parte dei finanziatori del film sono gente comune e questo la dice lunga sulla volontà di rompere schemi di produzione cinematografica limitata ai cine panettoni o alle strumentalizzazioni del cinema americano dove i cattivi sono sempre gli indiani e i buoni sono sempre le truppe del settimo cavalleggeri.
Riflettere sulla trama di questo film è un dovere sociale di tutti e capire perché e chi ha voluto questo disastro sociale è un diritto di ogni cittadino e lavoratore italiano.

Sicuramente qualcuno, per dirla alla Fornero, farà il “choosy” e si rifiuterà di vedere un film giudicato magari troppo di sinistra o troppo reazionario, facendo finta di non sapere che proprio quella sinistra e quella destra (cosiddette sociali) sono state compatte nel gettare gli esodati, quando è andata bene, in mezzo ad una strada a chiedere l’elemosina.

Ma che importa tanto prima o poi anche “la casta” si finanzierà un film per dimostrare che i vitalizi di migliaia di euro di cui godono i parlamentari (e non solo) e le pensioni d’oro dei manager pubblici sono una cosa giusta e corretta. Questa è l’Italia. Buona visione

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Un Commento

  1. Vincesko said:

    I problemi degli esodati (che ci sono stati anche dopo le precedenti 7 riforme delle pensioni dal 1992), in particolare maschi, sono stati ingigantiti dalla precedente, severissima riforma SACCONI (L. 122/2010, art, 12), che è quella che, al comma 12bis, ha introdotto l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita.

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