Partecipa: Fini, l’immobiliarista che vende incubi e non solide realtà

partecipa fini

Gianfranco Fini torna in campo da allenatore con “Partecipa”, ma rischia di finire magazziniere. La squadra da guidare non si è presentata neanche alla convocazione.

Nella giornata che lancia la sua nuova avventura, di nuovo non c’è nulla. Neanche la sua ennesima piroetta, già annunciata nei giorni scorsi, con cui vuole tornare “a destra”. Proprio la parola “destra” ha infarcito all’eccesso il discorso banale con cui l’immobiliarista di Montecarlo ha aperto la kermesse sotto lo slogan partecipa. “Destra: erano quattro anni che non le sentivamo pronunciare questa parola” rimprovera qualcuno che in tutto questo tempo non ha smesso di riporre qualche flebile speranza in Fini.

“Quali posizioni con la religione?”, “Verso immigrazione e lavoro?”, “E sull’aborto?” sul palco del Palazzo dei Congressi si sono alternate le domande di partecipanti spaesati in cerca di identità, chiamati a partecipare all’apertura di questo nuovo partito?, associazione?, movimento?, vabbè chiamiamolo soggetto politico.

“Questa assemblea non si scioglie, da domani partono le assemblee regionali per ramificare l’organizzazione” è quanto ha esclamato l’ex presidente della Camera, eppure la sala è piena neanche a metà, ad essere ottimisti. In totale sono 800 posti e non arrivare neanche a 400 presenti è davvero poca cosa.  Accorsi da tutta Italia, la maggior parte degli intervenuti, sia sul palco che nei corridoi del Palazzo dei Congressi, ha un marcato accento partenopeo. Qualcun altro arriva dalla Puglia, convocato da Salvatore Tatarella, fratello del mai abbastanza rimpianto Pinuccio.

Addobbato con la solita cravatta dai colori cangianti, per tentare di essere politicamente e socialmente trasversale, Fini si congratula ipocritamente con i giovani e meno giovani che nei loro interventi parlano di tutto: dal problema condominiale da risolvere, all’Europa di Charles de Gaulle da prendere come riferimento.

Una volta era la spilla delle Frecce Tricolori, orgoglio nazionale, a comunicare i valori rappresentati da Fini. La spilla ha lasciato posto alle cravatte rosa, poi gialle. Oggi l’accessorio al suo collo è viola. Forse presagio di un avvenire funebre.

Nella sala dell’evento, dove le moltissime poltrone vuote sono occupate solo dai volantini accartocciati con lo slogan inascoltato #partecipa, si respira entusiasmo. Di quell’entusiasmo ostentato che viene inculcato forzosamente negli happening di novelli venditori, che provano a formarsi per trovare nuovi pesciolini-clienti da circuire.

“Siamo in una fase magmatica, con una forma di presenza politica senza tessere, movimentista, dal basso, senza stare nel Palazzo”, ha dichiarato Fini. Ecco appunto, meglio lasciarle perdere le tessere. Contarsi potrebbe essere molto pericoloso. Chissà dove sarà finita la squadra convocata oggi, in un Palazzo dei Congressi vuoto.

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8 Commenti

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  2. mario said:

    Grazie Gianfranco di averci ridato una bandiera in cui credere, lottare e vincere, alla faccia del satiro di Arcore e dei lecca zampe di sempre. Berlusca nel tentare di zittirti non ha vinto, non tornerà più alla guida dell’Italia, rappresenta solo un partito creato per sviluppare i propri interessi economici.

  3. nemo profeta said:

    Fini Gianfranco (per chi lo conosce bene) è stato, è e sarà sempre “er caghetta”, uno squallido vigliacco nato per sbaglio nella destra fascista e che morirà con la kippah nella testa circoncisa!!!

    • Ambrogio said:

      “Dio,Patria e Famiglia è una boiata anni 30”
      In un’affermazione l’essenza del pensiero finiota. Che dire, la mamma dei badogli è sempre incinta

    • Massimo de Maria said:

      Sarai figo te che voti il pregiudicato che ha distrutto l’Italia o per quell’altro genio del male della Meloni che vagheggia fesserie sesquipedali come il ritorno alla lira e boiate anni ’30 stile “Dio Patria Famiglia”…

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