Da Messaggero a Repubblica: vietato avere parenti neofascisti

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Dopo il Messaggero, ora Repubblica: continua la gara dei giornali nel cercare parenti con un passato nell’estrema destra degli anni ’70 da usare come accusa verso esponenti politici, amministratori e loro collaboratori.

A ricostruire un albero genealogico, questa volta è il quotidiano del gruppo L’Espresso: “Accade che nello staff dell’assessora Muraro lavori oggi, quale dipendente comunale, Maria Paola Di Pisa, educatrice di asili nido e già precedentemente “in distacco” (era il 2010) nello staff dell’allora sindaco Gianni Alemanno”. Poi, però i collegamenti cominciano a farsi un po’ più faticosi: “Maria Paola – secondo la noiosissima ricerca dinastica di Repubblica – ha una sorella più giovane, Serena, come lei già attivista di destra, cresciuta nel quartiere “nero” Trieste, già militante di Terza Posizione e con un ex compagno dal nome e la storia pesanti: Pasquale Belsito, un ex Nar oggi all’ergastolo dopo una lunga latitanza a Londra”.

Dunque, ricapitolando: si passa dalla “gravissima colpa” di una dipendente comunale di aver lavorato nella giunta Alemanno, a quella ancora più grave di avere una sorella attivista di destra, come lei con un compagno ex Nar. Ma non finisce qui: Repubblica ha il coraggio di andare ad elencare i figli entrambi non riconosciuti dal padre: “E anche per questo ‘adottati’ da quella famiglia di ex camerati che, negli anni 2000, dopo aver deposto la celtica e indossato la grisaglia della classe dirigente, comandano a Roma”.

Il titolo sparato dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari ha fatto anche la sua bella apparizione in un servizio del Tg1 nell’edizione delle 20 di ieri sera. 

Non c’è niente da fare: sembra quasi che a quelli di Repubblica utilizzare il solito repertorio come “celtica al collo” o “quartiere nero” provochi una sorta di orgasmo. Pochi giorni fa è stato il Messaggero ad accusare Sergio Carminati di essere il fratello di Massimo. Come aggravante, il quotidiano romano ha pensato bene di riportare le cifre guadagnate da Sergio Carminati, impiegato onestamente in un bar (leggi qui). Ma se una persona si ritrova – non per sua volontà – ad avere un parente che ha militato nell’estrema destra, cosa deve fare secondo i signori di Repubblica e Messaggero: cambiarsi cognome? Rinnegare i propri familiari?

Non è un caso che l’autore della ricostruzione genealogica apparsa su Repubblica sia Carlo Bonini, autore assieme a Giancarlo De Cataldo di “Suburra”. Il modesto romanzo, come aveva notato L’ultima Ribattuta, è tutto centrato sulla figura di un criminale, il “Samurai”, naturalmente di estrema destra, circondato da altri personaggi, anche loro naturalmente fascistoidi, che ammazzano a ripetizione per raggiungere l’obiettivo di mega-speculazioni con la complicità di politici di centrodestra. Non manca neppure il colonnello dei Ros dei carabinieri, che era anche lui di destra ma poi si è pentito e così può trasformarsi nell’eroe positivo (leggi qui).

Il libro era stato descritto come anticipatore dell’inchiesta di Mafia Capitale, peccato che di tutto l’intreccio delle cooperative rosse, dell’assassino (questo sì accertato con sentenza passata in giudicato) Salvatore Buzzi‎ o dei suoi robusti collegamenti con la sinistra capitolina, non ci sia il minimo riferimento. E anche ora Bonini non si smentisce: per lui, l’importante è solo la “caccia al fascista”.

 

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