Vergogna al San Camillo: arrivano le scuse alla famiglia Cairoli

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Adesso qualcuno dovrà rispondere e chiedere scusa a Patrizio Cairoli, a suo padre e alla famiglia, anche se ormai è tardi. Che sia l’ospedale San Camillo, che sia il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che sia qualunque altro politico. Bisogna chiedere scusa e anche di corsa.

Perchè la lettera del giornalista di Askanews, rivolta proprio alla Lorenzin e nella quale sono stati raccontati gli ultimi attimi di vita del padre, malato terminale e morto nel bel mezzo della sala del pronto soccorso del San Camillo, tra la gente, tra tossicodipendenti e persone che ridevano non avendo capito la gravità della situazione, ha fatto il giro d’Italia. Tra lo sdegno generale dei cittadini che si sono immedesimati in un figlio che sta per perdere il padre, che voleva soltanto un po’ di prvacy e di dignità prima di salutarlo per l’ultima volta.

“…Ci hanno detto che eravamo persino fortunati. Così, ci siamo dovuti ingegnare: abbiamo preso un maglioncino e, con lo scotch, lo abbiamo tenuto sospeso tra il muro e il paravento; il resto della visuale lo abbiamo coperto con i nostri corpi, formando una barriera. Sarebbe dovuto morire a casa, soffrendo il meno possibile. E’ deceduto in un pronto soccorso, dove a dare dignità alla sua morte c’erano la sua famiglia, un maglioncino e lo scotch. È successo a Roma, Capitale d’Italia”. Questa la conclusione angosciante della lettera di Patrizio Cairoli, che ha lasciato un vuoto in ognuno di noi. Perchè è una circostanza che, un domani, potrebbe toccare a chiunque.

Il giorno dopo, si stanno aprendo lunghi dibattiti sulle condizioni di alcuni ospedali romani. Naturalmente, in primis, il San Camillo, uno dei più grandi della Capitale, dove ogni anno, al pronto soccorso, si rivolgono oltre 90mila persone. Peccato, però, che non abbia ancora zone dedicate al ‘fine vita’. La conferma diretta viene dal direttore sanitario dell’ospedale Luca Casertano: “Un limite che stiamo cercando di affrontare. Abbiamo un settore più tranquillo e defilato, ma purtroppo non era disponibile. Si tratta di un’area, non dedicata o strutturata, ma purtroppo in quel momento era occupata da un malato grave. Siamo mortificati”.

Non basta, come non bastano le parole della Lorenzin. Sono rimasta molto colpita da questa lettera – ha affermato il ministro – ci sono dei punti molto gravi, ho dato mandato al mio capo ufficio stampa di reperire più informazioni dopo di che manderemo gli ispettori”.

AGGIORNAMENTO: Nella mattinata di oggi sono arrivate le scuse alla famiglia Cairoli. Ospite di SkyTg 24, proprio il direttore sanitario del San Camillo Luca Casertano. “In primo luogo chiedo scusa a voi (rivolgendosi a Patrizio, il gornalista, figlio della vittima che ha inviato la lettera alla Lorenzin). Sono davvero mortificato”. Poi ha spiegato tutta una serie di cause tecniche riguardanti i malfunzionamenti dell’ospedale.

 

 

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