Usa 2016: le molestie sessuali ora travolgono i Clinton

Donald Trump dopo aver chiesto scusa per le sue frasi pronunciate dieci anni fa, passa all’attacco e in una conferenza stampa ospita le donne molestate da Bill Clinton. Ma le accuse riguardano anche sua moglie Hillary.

Sono quattro le donne apparse con Trump in un evento a sorpresa trasmesso anche live su Facebook, poco prina della sfida televisiva con Hillary, che il candidato repubblicano ha definito “coraggiose”. Non solo un attacco all’ex presidente degli Usa, ma anche una rispolverata sulle ombre gravissime della candidata alla Casa Bianca per i democratici che nel 1975, a 27 anni lavorava come avvocato a Fayetteville. Un giudice le affidò il caso di Thomas Alfred Taylor, un pedofilo di 41 anni accusato di aver aggredito sessualmente una ragazza di 12 anni. Lei chiese di essere rimossa dal caso, ma la richiesta venne rigettata e così Hillary Clinton difese il presunto colpevole che rischiava dai 30 anni di carcere all’ergastolo. Kathy Shelton, la bimba che a 12 anni fu abusata, era in conferenza con Donald Trump e ha ripetuto davanti alle telecamere: “Hillary Clinton mi ha trascinato all’inferno”.

Nella conferenza sono finiti anche gli episodi relativi alle molestie di cui si è reso protagonista il marito Bill. Non solo il caso conosciutissimo di Monica Lewinsky, ma anche altre storie meno conosciute. Paula Jones nel 1994 citò in giudizio Bill per molestie sessuali, sostenendo di aver ricevuto delle avances nel 1991. Clinton negò. La Jones fece ricorso dopo che il caso venne inizialmente messo da parte. Durante la deposizione per il processo, Clinton negò anche di aver avuto rapporti sessuali con Monica Lewinsky, deposizione per cui venne poi sottoposto ad impeachment. In seguito, le parti trovarono un accordo (che non includeva né scuse né ammissione di colpa) e Clinton versò alla Jones 850.000 dollari. Bob Bennet, il suo avvocato, affermò che l’unico motivo per cui strinse l’accordo fu quello di porre fine al processo in modo da poter andare avanti con la sua vita.

Poi è toccato a Wathleen Willey raccontare il suo incubo: nel 1998 la volontaria della Casa Bianca accusò Clinton di averla molestata in un corridoio nel 1993. Un comitato indipendente determinò che la Willey aveva fornito all’FBI informazioni false, nonché incoerenti con la testimonianza giurata nel caso Jones, e concluse che non c’era alcuna prova di dubitare dellla versione di Bill, che aveva negato tutto.

Nel 1998, invece, Elizabeth Gracen ritrattò una testimonianza che rilasciò sei anni prima, sostenendo di aver passato una notte con Clinton nel 1982, e in seguito si scusò con Hillary. Nel corso dell’anno, tuttavia, la Gracen si rifiutò di comparire in tribunale nonostante fosse stata citata come testimone da Kenneth Starr.

Per finire, Juanita Broaddrick: nel 1999, l’infermiera dell’Arkansas accusò Clinton di averla stuprata nel 1978, sebbene non ricordasse la data esatta. Le affermazioni della Broaddrick furono ritenute contraddittorie e inattendibili e il caso fu archiato nel 2001. “Le azioni parlano più forte delle parole – ha detto Broaddrick -. Trump può aver detto delle parole spiacevoli, ma Bill Clinton mi ha stuprata e Hillary Clinton mi ha minacciata. Non credo ci sia niente di peggio”.

Questa, dunque, è la doppia morale dei democratici Usa che stanno provando ad infangare in ogni modo Donald Trump. La storia delle frasi sulle molestie sessuali del tycoon però si è rivelata un vero e proprio boomerang.

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