Mosul: altro che cristiani perseguitati, il vero terrore è la fatwa ai gatti

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Mosul, la seconda città dell’Iraq, fa parlare finalmente di sè: non certo per la presenza secolare dei cristiani in pericolo a causa dei tagliagole dell’Isis, ma per la fatwa contro la presenza di gatti nelle abitazioni.

È da oltre due anni che le persecuzioni dei cristiani cadono totalmente nel vuoto dei principali giornali da oltre due anni. Nel luglio di due anni fa su L’ultima Ribattuta venivano denunciati i numerosi atti di intolleranza a Mosul verso le chiese e le abitazioni di famiglie cristiane. La croce sulla cupola della chiesa di Sant’Efrem venne abbattuta; sulle case dei fedeli di Cristo era stata dipinta una N (che sta per Nazarat, Nazareni) da parte degli ufficiali governativi dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isis). Il gesto era stato compiuto per rendere più visibili tali abitazioni e risparmiarle dalla distribuzione di cibo e di acqua.

Poi arrivò il diktat: “o vi convertite, o pagate una tassa di protezione, o lasciate le vostre abitazioni entro 24 ore”. Oppure la morte. Tutto questo non sembrava sufficiente a destare l’attenzione dell’Occidente. Ora, finalmente, le coscienze sono state scosse da una tragedia “ben più grave” che si è abbattuta su Mosul e che ha suscitato l’interesse di Corriere della Sera e Repubblica. Si tratta della fatwa contro i felini: qualcuno pensa sia una bufala, altri sostengono che i gattini non saranno uccisi, ma sarà solamente vietato tenerli in casa.

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“Vietato tenerli, saranno tutti uccisi”; “Un decreto vieta la loro presenza nelle abitazioni: sarebbero ‘contrari alla visione, all’ideologia e alle credenze’ jihadiste” raccontano Repubblica e Corriere. L’ordine – si legge ancora – sarebbe perentorio, anche se non è chiara la motivazione che avrebbe generato il provvedimento: si parla genericamente di una decisione «in linea con la visione dello Stato islamico», anche se i gatti non sono mai stati considerati degli animali impuri nel mondo musulmano.

Non un accenno ai cristiani uccisi, torturati o messi in fuga. Ma in fondo chissenefrega: l’integrità dei gattini suscita sicuramente molta più compassione nelle coscienze di un Occidente che ha coccolato, allevato e cresciuto l’Isis. Proprio come i gattini che ora vengono messi al bando.

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