Il decreto Madia? Un bluff. I dipendenti, solo sospesi, prendono metà stipendio

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Lo sostiene “Il Giornale”, denunciando l’ennesima favola del Governo sui dipendenti pubblici da licenziare in tronco.

Dopo i tantissimi casi che hanno documentato i cosiddetti “furbetti del cartellino”, il Governo Renzi doveva per forza provvedere con una misura tanto draconiana quanto populista.

Questo è stato il “decreto Madia”, che si prefiggeva (dal 13 luglio, data di entrata in vigore del provvedimento) di licenziare entro 48 ore i dipendenti pubblici responsabili di pluritimbrature di cartellini e strisciate di badge prima di allontanarsi per futili motivi dal posto di lavoro.

Ora si scopre che, almeno ad oggi, il tanto decantato decreto si è risolto in un gigantesco bluff. I dipendenti pubblici che hanno fatto i furbi o si sono dimostrati assenteisti, infatti, sono stati solo sospesi, continuando a prendere la metà del loro stipendio.

Una menzogna, quella del provvedimento draconiano, motivata dall’impossibilità di applicare la tanto richiesta “stretta”. Questo è quanto viene desunto dai dati raccolti dal quotidiano “Il Giornale” da questa estate ad oggi.

Numeri che parlano di 450 “furbetti”, smascherati negli ultimi due mesi e mezzo, che in questo momento dovrebbero essere a spasso da un pezzo, licenziati con ignominia. E invece risultano solo sospesi, beneficiari ogni mese di metà stipendio.

Questo perché hanno presentato tutti ricorso e sono in attesa di una sentenza che ratifichi il possibile licenziamento o il reintegro, collocati in un limbo in cui si ritrovano a zonzo e retribuiti al tempo stesso. E per di più gli esperti in diritto del lavoro sostengono che l’iter rapidamente punitivo porterebbe con sè evidenti rischi di anticostituzionalità.

“Ad esempio – ha dichiarato al quotidiano l’avvocato Gabriele Fava, esperto giuslavorista – i tempi eccessivamente ristretti relativi all’istruttoria di licenziamento non sarebbero garanti dei legittimi diritti di difesa. Una situazione di pregiudizio che, se accertata in sede processuale, non solo porterebbe al reintegro del presunto furbetto, ma anche al riconoscimento in suo favore degli stipendi arretrati non corrisposti e, soprattutto, di ulteriori risarcimenti (prevedibilmente cospicui) per i danni materiali e morali patiti durante la fase di illegittima sospensione”.

Capito? Lo Stato viene prima fatto cornuto e poi sonoramente mazziato. Il Governo, in questo come in tanti altri casi, si è rivelato quello che è.

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