Repubblica si divide tra la Nuvola dell’Eur e le banlieu sul Tevere

nuvola fuksas

È un ritratto double-face quello che Repubblica ha fatto di Roma: prima la Nuvola che apre dopo 18 lunghissimi anni; poi, girando pagina, troviamo i bivacchi, i rifiuti e il degrado lungo le sponde del Tevere.

Ma c’è di più: l’apertura della Nuvola viene annunciata trionfalmente e allo stesso sgonfiata all’interno dell’intervista all’ad di Eur Spa, Enrico Pazzali. “Sogno e business” viene titolato: il centro congressi potrà ospitare eventi da 500 a 8mila persone. Ancora 15 giorni, in cui aumenterà il desiderio di vedere ufficialmente tagliato il nastro del nuovo “Roma Convention Center – La Nuvola”. “Nel nome – secondo Pazzali – c’è tutto. C’è l’elemento di attrattiva che è Roma, c’è la spiegazione di cosa sia ovvero un convention center e c’è la riconoscibilità dell’opera, la Nuvola come ormai tutti la chiamano da anni”.

Già, che la Nuvola sia arcinota nessuno lo può negare; che però sia conosciuta soprattutto per i suoi tempi biblici e i suoi sprechi mastodontici è meglio non ricordarlo: 12 varianti al progetto iniziale; 18 anni per portarla a termine e – udite, udite – 363 milioni di euro tra spese di progettazione e oneri concessori. “Dopo anni di buio tra lavori bloccati e inchieste – osserva il giornalista – il 27 ottobre apre il Luneur e il 29 inaugura la Nuvola. Un bel traguardo”. Quindi, tutti pronti, si parte? Macché: prima di prendere il volo, la Nuvola dovrà aspettare: il primo vero congresso sarà quello degli architetti nel 2018, poi nel 2022 verranno ospitati i radiologi della spalla e del gomito. Quindi, che succederà dal 29 ottobre?  “Non saremo certo ad aspettare il 2018 – precisa Pazzali – abbiamo aperte 20 trattative”. Ah, meno male. Peccato che prima del 2018 non sarà pronto neanche l’hotel La Lama: “Sono state presentate una decina di manifestazioni d’interesse”. Accidenti: un successone.

Azzardato, poi, il paragone con Parigi: “Noi non vendiamo solo la Nuvola – osserva Pazzali – ma vendiamo Roma che può essere tranquillamente paragonata alla capitale francese”. Peccato che Parigi si ritrovi con un fiume le cui sponde sono comodamente raggiungibili con le macchine e che verrà reso balneabile nel 2024, proprio in occasione delle tanto discusse Olimpiadi per cui Roma non si è voluta candidare ad ospitarle. Il Tevere, invece? A constatare lo stato del fiume della Capitale è sempre Repubblica con un tour deprimente: “Dal Flaminio a Castel Sant’Angelo sopra, i turisti a catturare la Grande bellezza sotto, lungo le sponde degradate, bivacchi, rifiuti e i resti del Tiber, il barcone incagliato”. La Nuvola e il Tevere, Paradiso e Inferno: ecco Roma, secondo Repubblica, nello spazio di una pagina sfogliata.

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