Uno chef contro gli effetti negativi della serie “Gomorra”

Gomorra

Si chiama Pietro Parisi, e paga sulla sua pelle il tentativo di alcuni giovani di emulare i protagonisti di “Gomorra”.

L’onda lunga della serie televisiva, come fu per “Romanzo Criminale” a Roma, si fa sentire pesantemente nell’hinterland napoletano. E a farne le spese sono i malcapitati esercenti che non intendono piegarsi ad estorsioni e ricatti ricevuti dal prepotente di turno.

La storia di Pietro Parisi, affermato chef 35enne, entra a pieno titolo nella saga che racconta l’Italia che tutti vorremmo. Un paese compatto, unito, che riesce ad opporsi ad una minoranza di delinquenti che con la paura e l’intimidazione (complice il silenzio e la connivenza di una maggioranza silenziosa) tiene in ostaggio un’intera Nazione.

Pietro Parisi, dopo essersi fatto le ossa all’estero come aiuto di Ducasse e Marchesi, ha avuto il coraggio di tornare in Italia, precisamente a Palma Campania, ed aprire un ristorante tutto suo, che ha chiamato “Era Ora”.

Con questa nuova esperienza ha potuto sperimentare il clima e l’aria irrespirabile fatta di prepotenza e sopruso che tira alle pendici del Vesuvio, raccontando uno dei tanti episodi a cui ha assistito. “Credo che finché continuerà Gomorra ci saranno sempre ragazzi che crederanno che si diventi uomini di rispetto con l’arroganza – dichiara il superchef –  come quello che è venuto l’altra sera da me a pretendere soldi”.

Parisi non emette giudizi ergendosi da una cattedra, ma racconta solo quello che gli sta accadendo.

“Gli ho detto: ma chi sei, che vuoi, chi ti conosce. Vattene”, ricevendo in cambio le solite minacce formulate da un individuo intento ad andarsene con la coda in mezzo alle gambe. “Io non lo so se era un camorrista, ma sinceramente non credo. Era uno dei tanti che dalle mie parti hanno la camorra come modello e come aspirazione. Perciò ritengo Gomorra un esempio negativo. Perché fa credere a ragazzi come questo che si possa fare soldi senza lavorare, senza fatica. E se gli avessi dato dei soldi avrei alimentato quest’idea”.

La speranza di Parisi è che ora tutti reagiscano con compattezza, insistendo su un punto su cui non si può transigere: quello di non chinarsi di fronte a chi chiede denaro facendo la faccia cattiva.

“Se ognuno di quelli a cui vengono chiesti soldi dicesse no, se ognuno facesse come ho fatto io, se cacciasse queste persone dal proprio locale o dal proprio negozio, faremmo davvero tutti una cosa buona per la nostra terra. Io avrei potuto continuare a lavorare a Parigi o da qualche altra parte, potevo godermi la mia carriera in posti prestigiosi. Invece ho scelto di tornare qui perché credo che il mio posto sia questo. Ma voglio che sia un posto dove c’è il rispetto, e voglio fare la mia parte affinché questo avvenga”.

Vedendola dall’esterno, ci si accorge che si tratta solo di una minoranza di persone che cercano di imporsi con l’intimidazione. E guardandolo da vicino, ci si può rendere conto che il diavolo non è così brutto come lo si dipinge.

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