La Colombia vola. Sia in superfice che sotto il livello del mare

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Una Colombia attiva sia sulla terra che sul mare

Si, perché la Nazionale di calcio sudamericana finora è stata la squadra che ha giocato meglio in questi Mondiali. Battendo facilmente tutti gli avversari che le sono capitati davanti. Grecia (3-0), Costa d’Avorio (2-1), Giappone (4-1) e Uruguay (2-0) sono tutte cadute sotto i colpi di Cuadrado e Rodriguez. E venerdì sulla strada dei colombiani ci sarà il Brasile, in un match dove ci sarà da divertirsi.

Ma, oltre ad avere un’ottima Nazionale, composta da grandi giocatori, la Colombia è soprattutto famosa per i suoi sottomarini. Quelli pilotati dai narcos, quasi invisibili e pieni di droga che va a rifornire il mercato internazionale. È difficilissimo avvistarli. I trafficanti li dipingono di verde scuro o di blu per mimetizzarli in mare. Di solito vengono costruiti all’interno di cantieri che assomigliano molto di più a delle baracche. In Colombia, ma anche in Ecuador. Ed una volta arrivati a destinazione, i sottomarini vengono distrutti perché non vale la pena tornare indietro per affrontare il viaggio di ritorno. D’altronde, i guadagni che provengono dal mercato della droga sono talmente tanti da farne costruire dei nuovi. A decine.

Per scovarli ed abbatterli è stata messa in piedi una “Task Force” formata dai militari della Cia, Fbi, Dea Nsa ed altre agenzie. Ogni giorno gli arrivano segnalazioni, soffiate, falsi allarmi sulla presenza dei narco-sottomarini nelle acque dell’Atlantico e del Pacifico. “Su dieci che ne partono, impossibile individuarli tutti. Due o tre riusciamo a fermarli, ma gli altri arrivano sempre a destinazione”, le parole del colonnello dei Marines, Ryan Rideout riprese dal “Corriere della Sera”.

A pilotare le imbarcazioni dei narcos, banditi che si accontentano di 1500 dollari per affrontare le insidie del viaggio clandestino, che può durare dai 3 ai 10 giorni, a seconda delle condizioni meteo. A comandare le operazioni ci sono le pericolosissime bande criminali dei “Los Rastrejos” e del “Fronte 30. Pirati della droga che hanno costruito le loro fortune sullo spaccio internazionale.

Il primo sottomarino venne intercettato nel 1993, non lontano dalla costa ecuadoriana. Era semplice, artigianale, poteva ospitare solo due uomini d’equipaggio e la cocaina non poteva superare le due tonnellate. Da quel giorno si sono moltiplicati a dozzine e sono sempre più all’avanguardia.

Un fenomeno impossibile, almeno finora, da fermare. Un fenomeno così diffuso da attirare l’attenzione di Hollywood che ha già preparato due film su questo tema.

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