La faziosità dei media contro il Movimento 5 Stelle

Media

Se non destasse perplessità, verrebbe proprio da ridere. Stiamo parlando, ovviamente, del comportamento dei media nostrani.

Che non dà tregua al M5S, come se tra loro ci fosse la “crème de la crème” della delinquenza e del malaffare Made in Italy. Prima la stampa e le televisioni italiane hanno fatto le pulci, quotidianamente, alla giunta Raggi appena insediatasi. Poi, esauritosi il filone sul nuovo sindaco di Roma, stanno spostando la loro attenzione malevola sul tema dei rimborsi dei parlamentari.

A finire nell’occhio del ciclone, stavolta, sono stati principalmente Di Maio e Di Battista colpevoli (per i media nazionali in generale e per “La Stampa” in particolare) di aver restituito troppo poco delle indennità e dei rimborsi che percepiscono per espletare i loro ruoli istituzionali.

L’incoerenza, dicono, la fa da padrona. Perché in passato è stato scritto da Beppe Grillo nel blog (oramai assurto a “Bibbia” per i media) che “ogni eletto percepirà un massimo di tremila euro di stipendio, il resto dovrà versarlo al Tesoro, e rinunciare ad ogni benefit parlamentare, iniziando dal vitalizio”.

Apprezzabile intendimento, quello di Grillo, ma non c’è il minimo dubbio che il leader genovese abbia inteso farsi del male da solo, perché si tratta di un atto di masochismo bello e buono fare politica senza soldi. E’ come andare in guerra (e passateci l’esempio) schierando tanti carretti siciliani contro invincibili ed imperforabili carri armati.

I media sfruttano questa arma messagli insperabilmente nelle mani non accorgendosi però (e a quel punto ci si chiede se ci fanno o ci sono) che gli aderenti agli altri partiti non versano nemmeno il becco di un quattrino al Tesoro, tenendosi per sé milioni di soldi pubblici.

La politica (quella con la “p” minuscola) a cui oggi siamo abituati viene fatta indubbiamente con enormi spese di denaro. Negarlo è da folli, anche se le possibilità di ridurre all’osso ingenti esborsi di denaro oggi è concepibile grazie all’attento uso che si può fare del web. Sulla scorta di ciò, Grillo dovrebbe pensarci bene prima di dettare e imporre regole che non possono materialmente essere rispettate. Così facendo, si spinge la gente a procurarsi i fondi di cui necessitano in maniera, diciamo così, clandestina.

Per organizzare eventi, spostarsi e mantenersi fisicamente in una città come Roma i soldi servono, eccome. Privarsene significa rinunciare sì ad una vita di agi, ma anche non investire in iniziative utili.

Il M5S ha scelto una strada intermedia, quella definita da Morra “spendere sì, ma con sobrietà”. Viene ammesso che il denaro occorre, fermo restando che le valanghe di soldi pubblici elargite nel passato sono semplicemente scandalose.

Lo stesso Di Maio, attaccato ripetutamente perché non restituirebbe quanto dovuto (ci si aspetta che campi e faccia politica con 3mila euro), puntualizza sul blog che ha “restituito ai cittadini italiani in tre anni e mezzo 204.582,62 euro. (…) Da quando sono stato eletto deputato e poi vice presidente della Camera avrei avuto diritto allo stipendio aggiuntivo da vice presidente, stipendio pieno da deputato (di cui restituisco la metà), spese di rappresentanza, auto blu, telepass gratuito, cellulare di servizio, spese gratuite in tipografia, tutti i rimborsi spese che non uso e non rendiconto. Ma ho rinunciato”.

Più di 200mila euro e una marea di benefit. E viene contestato, perché evidentemente non sono abbastanza.

Se i media avessero in passato fatto le pulci ai potenti, come oggi le fanno agli aderenti al M5S, e se avessero preteso lo stesso rigore morale, la stessa coerenza che oggi richiedono a Di Maio e Di Battista, probabilmente vivremmo in una sorta di Eden calato in terra.

 

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