Ue-Russia: l’Italia esce a pezzi dalle sanzioni contro Putin

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Le sanzioni alla Russia? Un disastro per l’export italiano che è calato del 52 per cento nel 2015; di un ulteriore terzo è sceso nei primi sei mesi di quest’anno a causa delle misure contro Putin per il conflitto in Ucraina.

Una perdita che appare in tutta la sua gravità se si pensa ai sei anni precedenti caratterizzati da una crescita a due cifre. Eppure i russi continuano ad amare uno dei piatti gastronomici tipicamente italiani come la pasta. Secondo Riccardo Felicetti, presidente dell’associazione mondiale dei pastai, ad essere colpita direttamente dalle sanzioni non è la pasta, ma i tanti ingredienti dei condimenti: “Questo, sommato alla svalutazione del rublo, ha fiaccato la catena di distribuzione dei prodotti italiani”. L’Italia, dunque, rimane il principale fornitore, ma con decine di milioni persi ogni anno e la minaccia della concorrenza di altri Paesi non allineati alle direttive anti-Russia provenienti dagli Usa, come la Turchia, che provano a scalzarci.

Paradossalmente, le sanzioni un merito lo hanno avuto eccome, proprio per la Russia: lo scorso anno, secondo i dati forniti da Der Spiegel, il Paese guidato da Putin ha prodotto 110 milioni di tonnellate di grano, superando gli Stati Uniti e raggiungendo una cifra mai raggiunta finora. Nel 2015 le esportazioni agricole hanno superato di molto quelle delle armi: questi risultati sono il frutto di una dinamicità che nessuno si aspettava da un’economia come quella russa alle prese con la svalutazione del rublo e con il prezzo del petrolio ai minimi storici.

“Ci auguriamo che le sanzioni si prolunghino per altri cinque anni” avrebbe sostenuto il ministro dell’Agricoltura, Alexander Tkachev spiegando che le misure hanno “permesso di cambiare in positivo lo status del comparto alimentare russo aumentando la produzione, implementando la tecnologia e attuando quell’import substitution che oggi rende la Russia auto-sufficiente nel settore agricolo”.

A farne le spere – per davvero – è l’Italia, vittima delle logiche ritorsioni della Russia in risposta alle sanzioni: nel 2015 il nostro Paese ha dovuto rinunciare al 25,2 per cento delle esportazioni verso Mosca per una perdita di oltre 3,6 miliardi di euro. Proprio poche ore prima che si riunisca il Consiglio Europeo per discutere sulle posizioni nei confronti di Mosca, il nostro premier si è recato a Washington confermando di sposare una linea diplomatica sostanzialmente anti-russa che finora, per l’Italia, non ha portato molti vantaggi. Anzi.

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