Valerio Fiorespino e l’esilarante intervista all’Intranet dell’Istat

Valerio Fiorespino

Se non lo conoscessimo bene, l’intervista che Valerio Fiorespino ha rilasciato alla redazione che gestisce la comunicazione interna dell’Istat sembrerebbe addirittura una cosa seria.

Peccato, invece, che noi il nostro pollo lo conosciamo benissimo (leggi qui). Sicché leggere le surreali risposte che il neo direttore del dipartimento della raccolta dati e lo sviluppo di metodi e tecnologie per la produzione e diffusione dell’informazione statistica (qualunque cosa significhi, tanto non lo sa nemmeno lui) ha rilasciato alla redazione intranet aziendale ci ha fatto sbellicare dalle risate.

Alla domanda “dopo una lunga carriera in Rai cosa l’ha spinta verso la statistica ufficiale”, Fiorespino ha avuto il coraggio di rispondere: «quando ho deciso di lasciare la Rai mi sono guardato intorno. Avevo una priorità assoluta: continuare a lavorare per un ente che offre un servizio al Paese. Per me questo è un valore ed il motivo per cui, rispetto ad altre opportunità che mi sono state prospettate ho preferito presentare la mia candidatura all’Istat».

Quante balle in poche righe! Innanzitutto, caro Valerione, non hai deciso tu di lasciare la Rai ma ti è stato dato il benservito direttamente dal grande capo Campo Dall’Orto. Per quanto riguarda le altre opportunità che ti sono state prospettate non ci risulta che qualcuno abbia fatto a gara per averti. Poi, sul fatto che tu abbia presentato la tua candidatura all’Istat, mandando il cv come un comune mortale e seguendo il normale iter di selezione, sei davvero sicuro di volerne parlare? (leggi qui)

Ma andiamo avanti. “Quali aspetti della professionalità acquisita nella sua esperienza pregressa ritiene più utili per gestire questa nuova avventura istituzionale?” Domanda da mille punti, soprattutto perché l’esperienza pregressa di Fiorespino inizia a finisce in Rai. Entrato nel 1988 ed uscito (o meglio, fatto uscire) nel 2016, non ha mai fatto altro in vita sua.

Ma ecco la risposta: il nostro eroe merita il ruolo che è stato chiamato a coprire (pur non avendone né i requisiti né la competenza) perché, come dice lui, è abituato a gestire la complessità: «l’articolazione della Rai, con tre reti generaliste, 11 canali tematici, otto testate giornalistiche e più di 12mila dipendenti, tra cui 1.800 giornalisti e circa 4mila solo in Produzione è stata, credo, un’ottima scuola» ha affermato, evidentemente convinto di aver fatto funzionare la baracca tutto da solo.

E ancora: «Nei diversi ruoli che ho ricoperto mi sono sempre trovato nelle condizioni di dover “far funzionare” un’organizzazione, un compito molto simile a quello che, mi sembra, ci si aspetta da me qui». Per piacere, qualcuno gli spieghi come stanno davvero le cose.

Qualche riga più in là, finalmente un bagliore di sincerità: «Porto con me un network di relazioni che spero possa essere utile». Di sicuro è stato utile a te per arrivare all’Istat.

 

 

 

 

 

 

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