“Ama” la tradizione millenaria delle donne giapponesi

“Gli uomini vanno fuori a pesca. Si imbarcano su battelli costieri, salpano per tutti i porti sui mercantili, mentre le donne, non destinate a quel vasto mondo, cuociono il riso, attingono l’acqua, raccolgono alghe marine e, quando vien l’estate, si tuffano giù nel segreto fondo del mare.”

Queste sono le parole di Yukio Mishima, uno dei massimi scrittori giapponesi del XX secolo. Nel suo romanzo “La voce delle onde” racconta la tradizione delle Ama.

“Ama” in giapponese significa “donna del mare” e con questo nome sono conosciute in Giappone le pescatrici di perle,ostriche, abaloni e altri molluschi, che da più di duemila anni colpiscono l’immaginazione di scrittori e poeti dai quali sono spesso suggestivamente paragonate alle sirene e rese protagoniste di vicende fantastiche.

Le Ama oggi in attività ormai sono poco meno di duemila di età compresa fra i 20 e i 70 anni concentrate nella regione di Ise-Shima, lungo la baia di Toba e le isole prospicienti di Toshijima, Sugashima e Kamishima. La loro immagine è il simbolo della zona, tanto che la Prefettura di Mie ha candidato le Ama all’Unesco come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. E se è vero che la stessa richiesta è stata presentata anche dalla Corea, dove l’isola vulcanica di Jeju vanta anche una importante e antichissima tradizione di donne pescatrici, le Haenyeo, è altresì vero che le Ama giapponesi, più che le colleghe coreane, sono una vera e propria attrazione turistica, settore in cui l’indotto per l’economia locale e quella familiare sta diventando superiore rispetto a quello procurato dalla pesca.

L’immersione in apnea, che arriva fino a 30 metri di profondità, dura fino a 2 minuti e quando le pescatrici tornano a galla emettono un suono conosciuto come “ama isobue”, spesso romanticamente tradotto come “richiamo delle sirene” che non è altro che una specie di fischio prodotto dall’iperventilazione. Hanno polmoni molto forti, che iniziano ad allenare fin da bambine, arrivando a sviluppare una resistenza tale che non di rado si incontrano pescatrici di 80 anni ancora in piena attività. A fisici tonici, forti, capaci di affrontare le acque più fredde anche grazie alla diversa distribuzione nel corpo della massa grassa, fanno da rovescio della medaglia problemi di artrite e la progressiva diminuzione della capacità uditiva dovuta alla pressione dell’acqua.

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