Tubercolosi portata dai migranti? Macché, i malati sono italiani

Sfatato un (brutto) mito sui migranti: la metà dei nuovi infetti di tubercolosi nel nostro Paese è italiana.

Tra i temi affrontati nel corso del 15mo congresso internazionale del Simit, la Società Italiana di Malattie infettive e tropicali, c’è stato quello rappresentato dalla tubercolosi e dai suoi nuovi scenari. Dall’incontro a Baveno, sul Lago Maggiore, è emerso che la metà dei nuovi malati di tbc nel nostro Paese è rappresentata da cittadini italiani. Si parla di sette casi nuovi ogni 100mila abitanti. Con sintomi spesso sottovalutati e diagnosi tardive.

Va detto che è più facile individuare la tubercolosi tra i migranti, poiché vengono sottoposti a severi controlli al loto arrivo. Tra di loro, i cittadini stranieri più interessati dai casi  di tbc sono quelli che provengono da Paesi ad alta endemia: dall’Africa maghrebina ed equatoriale ai Paesi dell’Est come la Romania e la Moldavia.

Ovviamente si parla di numeri irrisori nel nostro Paese, se paragonati ad altre realtà, soprattutto africane. Tuttavia la difficoltà a diagnosticare la tubercolosi, visto la rarità della malattia, rappresenta un problema non indifferente.

«Nonostante i numeri non allarmanti, quello della tubercolosi è un problema considerato ‘strettamente attuale – ha spiegato Giovanni Di Perri, infettivologo dell’Università degli Studi di Torino e membro del direttivo della Simit – per la natura stessa della malattia, in quanto molto difficile da riconoscere. I sintomi sono febbre e tosse, spossatezza e perdita di peso. Questi, in effetti, possono essere banalmente scambiati per episodi influenzali o parainfluenzali. La mancanza di una sintomatologia specifica comporta spesso una lunga serie di visite prima di essere scoperta. Un malato su tre può anche guarire spontaneamente dopo mesi di alternato benessere, e si possono alternare periodi di remissione spontanea ad altri di peggioramento. Questo comporta una tardiva presa di coscienza di malattia e una probabilità di diffusione che può essere elevatissima in particolari condizioni, fra le quali occorre ricordare i soggetti gravati da forme di immunodepressive di varia natura e identità».

 

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