Tifosi e “sicurezza”: l’obiettivo è riportare la gente negli stadi, ma si parta dall’Olimpico

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Riportare la gente negli stadi. È diventato questo (era ora) l’obiettivo primario di molti dirigenti delle squadre italiane. Dopo aver pensato, per anni, solamente a sistemare questioni legate ad introiti e diritti tv, adesso ci si sta rendendo conto dello spettacolo poco edificante che offrono i nostri impianti.

Tra tutti gli stadi italiani, però, quello più problematico è l’Olimpico di Roma, dove i tifosi giallorossi e laziali stanno subendo un trattamento unico, una sorta di “punizione” per aver commesso chissà quale reato. Barriere a dividere le due curve, divieto assoluto di esporre striscioni (se non con autorizzazione), niente megafoni, perquisizioni esasperanti, parcheggi a km dagli ingressi e tante altre limitazioni (anche se cambi posto rischi una multa). Due pesi e due misure, visto che poi, ad esempio, al Marassi vengono (giustamente) autorizzate fantastiche scenografie come quelle di sabato nel derby di Genova e al Meazza i tifosi milanisti si sono esaltati con una coreografia spettacolare. A Roma, ormai, più che negli altri stadi, sta svanendo tutto. E bisogna far qualcosa per evitare che il tifoso sparisca.

La pensano così i giocatori e, appunto, anche molti dirigenti di Serie A. Oggi sono arrivate le parole dell’avvocato Antonio Romei (braccio destro di Massimo Ferrero) e dirigente attivissimo in Lega, tanto da essere indicato come uno dei possibili candidati alla presidenza. “Ora, a mio avviso, abbiamo una priorità, un tema che deve diventare centrale per tutte le società, la Lega e tutti i possibili programmi: riportare la gente allo stadio”, ha dichiarato a Repubblica. “Se andiamo avanti così tra dieci anni il calcio italiano perderà ogni appeal e si allontanerà ancora di più dalle altre leghe. Altro che diritti tv. Sabato il vero spettacolo sono stati San Siro e Marassi esauriti come non accadeva da anni. Ogni settimana dovrebbe essere così”. Parole sante le sue, ma che si faccia qualcosa di concreto partendo dalla situazione, paradossale, dell’Olimpico.

“Le società devono rimettersi al tavolo con il ministero degli Interni e rivedere tutta la normativa. Via l’inutile tessera del tifoso, via quelle regole che rendono ormai impossibile comprare un biglietto, via a tutti quei controlli che fanno somigliare lo stadio a un bunker. Oggi non ci sono più incidenti negli stadi, ma gli spalti sono vuoti. Le società si devono impegnare e lavorare per garantire la sicurezza”. Ancora parole sante quelle pronunciate da Romei.

Adesso, però, bisogna passare ai fatti. Perché i tifosi devono tornare allo stadio ed esser trattati tutti allo stesso modo.

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