La visione di Buttafuoco sullo sbarco in Sicilia (diversa da quella di Pif)

Buttafuoco

Vanno controcorrente, le dichiarazioni del giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco in merito al film “In guerra per amore”.

E’ il destino di ogni intellettuale dissidente, quello di criticare un’opera mentre tutti si spellano le mani. La sparuta schiera di contestatori del nuovo film del simpatico Pif è infatti capeggiata dal sicilianissimo Pietrangelo Buttafuoco, che punta il dito contro la distorsione della storia che viene operata per indottrinare chi, della seconda guerra mondiale, non ne sa un bel nulla.

In Sicilia (se non lo sapete ve lo diciamo noi) i mafiosi vennero fatti rientrare dal portone principale proprio dai cosiddetti “liberatori”. I quali presero due piccioni con una fava, in primo luogo togliendosi dalle scatole (negli Usa) migliaia di malavitosi e poi perché ebbero al loro servizio delle impareggiabili guide (chi conosceva la Sicilia meglio dei mafiosi?) nelle operazioni di sbarco e conquista dell’isola.

In cambio la Mafia venne lautamente ricompensata. Come ammette lo stesso Pif “un ufficiale americano, il capitano Scotten, scrisse al comando supremo per avvertire che i boss diventavano sindaci, che rischiavano di comandare per molto tempo. Non fu ascoltato”.

Gli americani mandarono in fumo il lavoro del prefetto Mori – sostiene Buttafuoco – Sciascia diceva che in Sicilia gli antifascisti erano i mafiosi“. E durante il fascismo la Mafia ebbe una vita grama, costretta a levare le tende ed espatriare.

Occupanti o liberatori, si chiede Buttafuoco? Perché dopo la Sicilia quello che era chiamato “Comando di occupazione” prese il nome di “Comando di liberazione”, cosa che fa pensare più ad un’invasione che ad uno sbarco. E poi, come detto da un fascista nel film, “da chi ci devono liberare? Da noi stessi?”.

In Sicilia se le diedero di santa ragione. Per conquistare Lampedusa e Pantelleria gli Alleati sudarono le proverbiali sette camicie. E se escludiamo l’immotivata resa della piazzaforte di Augusta, l’avanzamento nell’isola non fu proprio una passeggiata, perché venne contrastata dagli italo-tedeschi che difendevano ogni millimetro di territorio con le unghie e con i denti.

E proprio queste difficoltà incontrate spiegano come gli Alleati reagirono con violenze inaudite ed ingiustizie a pacifiche rimostranze. Spari sulla folla che chiedeva pane, fucilazioni di civili e fascisti irriducibili, distruzioni di opere d’arte, fino ad arrivare a mandare nei campi di prigionia gente che vestiva di nero perché rispettava un lutto.

Ma nonostante questo, per Pif il fascismo rimane “indifendibile”, nonostante l’imbarazzante evidenza (simboleggiata nel film con la scena in cui il capomafia fa entrare gli americani nel suo paese senza sparare un colpo) che gli alleati favorirono il rientro dei boss cacciati a pedate qualche anno prima.

A Pif, che sotto sotto lo confessa, stava incoerentemente a cuore far vedere come la Mafia è stata liberata dal carcere in cui era stata confinata. Incoerentemente perché è lampante come i sedicenti buoni, proprio tanto buoni non erano.

E purtroppo hanno prodotto negli anni a venire gli effetti che noi tutti conosciamo.

 

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Un Commento

  1. Luis said:

    Non credo che gli alleati con la forza militare che misero in campo avessero bisogno dell’aiuto della mafia per conquistare la Sicilia. Poi mi chiedo.ma se la mafia età stata distrutta come poteva aiutare gli alleati?in realtà il problema non fu la conquista ma il post conquista e i mafiosi furono messi ai posti di potere perché garantivano un ferreo anticomunismo. Ma la mafia in Sicilia ha prosperato anche per altri motivi.non è sempre colpa degli altri quello che succede

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