Outlet Italia/2: la crisi svende altri marchi italiani ai gruppi esteri

Dalla moda all’alimentare, prosegue la svendita di Outlet Italia in favore di colossi stranieri che l’altr’anno è stata del valore di 32 miliardi e ha riguardato 210 aziende.

Non sembra volersi arrestare il saccheggio di gruppi economici esteri ai danni del sistema industriale italiano. Tutta colpa della crisi economica, certo: che poi magari la crisi sia stata indotta proprio per favorire questo processo di svendita potrebbe interessare meno. Fatto sta che come ha riportato Libero la provenienza dei capitali che hanno deciso di allungare le mani su Outlet Italia vengono riguarda principalmente il Medioriente, l’Asia e l’Oceano Pacifico co 11,6 miliardi e poi il Nord America con10 miliardi. Poi ci sono società dell’Europa occidentale con 9,3 miliardi.

Negli ultimi anni si è assistito a un aumento di questi investimenti: la crescita delle operazioni condotte da gruppi esteri tra il 2011 e il 2015 è pari al 16%. Crisi finanziaria a parte, in realtà il processo di svendita è partito dagli anni ’70 con l’acquisizione di Algida da parte di Unilever che subito dopo compra anche Sorbetteria Ranieri e Riso Flora, l’azienda di confetture Santa Rosa e Bertolli.

Esattamente due anni fa avevamo parafrasato il film “L’Odio” di Mathieu Kassovitz: “questa è la storia di una nazione che cade da un palazzo di 50 piani”, svendendo un pezzo alla volta il proprio sistema industriale. Oggi a finire nel mirino di gruppi stranieri c’è un marchio storico come Stefanel secondo alcuni strani movimenti che si sono verificati in Borsa nei giorni scorsi. I profitti del gruppo nel 2015 sono scesi del 15%: 180 milioni di ricavi nel 2009, mentre oggi poco più di 150 milioni.

Anche marchi storici dell’olio come Bertolli e Sasso sono finiti sugli scaffali di Outlet Italia: a portarseli via, assieme a Carapelli, è stata l’anglospagnola Deoleo. L’acquisizione, secondo alcune indiscrezioni che arrivano dalla Spagna, porterà alla chiusura dello stabilimento di Inveruno. “Fin qui tutto bene” secondo il film Kassovitz: eppure il problema continua a non essere la caduta, che procede inerosabilmente, ma l’atterraggio.

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