Murgia: il segreto della Lazio-baby? Spogliatoio unito e pieno di tifosi 

Alessandro Murgia, cuore biancoceleste. Il centrocampista ventenne romano, prodotto del vivaio laziale, si sta ritagliando sempre pi√Ļ spazio in prima squadra, a suon di belle prestazioni.

Simone Inzaghi, che lo ha allenato e visto crescere giorno dopo giorno, nelle giovanili, gli sta dando fiducia e lui ha subito risposto presente. Il suo primo gol in Serie A, realizzato contro il Torino, sembra soltanto l’inizio di una carriera importante nella Lazio. S√¨, perch√© Murgia non vede altri colori diversi dal biancoceleste. Lo ha ribadito all’Ultima Ribattuta.

Alessandro, stai vivendo sicuramente un sogno. Hai portato, insieme a Cataldi e Lombardi, nuova linfa di giovent√Ļ e soprattutto un’iniezione di lazialit√† in squadra. Cosa significa per te questo?

Significa moltissimo. Giocare per la Lazio, per la squadra che tifi √® qualcosa di indescrivibile. Uno stimolo in pi√Ļ per me, Danilo e Cristiano che siamo cresciuti qui. 3 ragazzi giovani che hanno ancora tanto da imparare e lavorano sodo ogni giorno. Combattiamo quotidianamente anche per la gente laziale, perch√© sappiamo che abbiamo un bella responsabilit√† sulle spalle. √ą bello vedere che in Italia, nuovamente, si sta dando fiducia ai giovani. Credo che in una squadra ci debba essere sempre il giusto mix tra ragazzi e giocatori di esperienza. Dar√≤ tutto per questa maglia. Sono sempre a disposizione del mister per farmi trovare pronto ogni volta che verr√≤ chiamato in causa.

Inzaghi √® un po’ il tuo maestro, colui che ti ha dato subito fiducia, che dalla Primavera ti ha lanciato in prima squadra. Com’√© il tuo rapporto con lui?

Ottimo. Il mister mi conosce bene, avendomi allenato fin dagli Allievi Nazionali. Questo √® il quinto anno che sono con lui. Tra noi c’√® un rapporto di fiducia e stima reciproca. Ha sempre creduto in me e lo ringrazio per questo. Mi carica quando faccio bene, mi rimprovera quando sbaglio. Cerco di farmi trovare sempre pronto e di migliorarmi. Per me √® il primo anno di Serie A, devo crescere ancora molto.

Pensi che il segreto di questa Lazio sia lo spogliatoio?

Certamente, è uno dei segreti. Siamo un gruppo molto unito, compatto.

Il clima √® ottimo, si respira unit√† di intenti e lazialit√†. Io mi sono subito integrato alla grande e il merito √® stato anche dei senatori (Lulic e Radu su tutti laziali di adozione, n.d.r.) che mi hanno immediatamente fatto sentire uno di loro. Certo, io sono ancora giovane, loro hanno le loro vite da “grandi” con famiglie e figli. Ma in campo siamo un blocco unico.

Cosa hai provato quando hai colpito quel pallone di testa e visto la rete gonfiarsi alle spalle di Hart, non un portiere qualunque?

A dire il vero, se ci ripenso, ancora mi vengono i brividi. √ą stata una gioia immensa, segnare per la mia Lazio in Serie A, per la prima volta. Per uno che lo ha sempre sognato, far gol con questi colori addosso √® una sensazione spettacolare. Adesso per√≤ mi sto concentrando sulle prossime partite. Mi godo il momento, ma devo guardare avanti e continuare a lavorare.

Sei già entrato nel cuore dei tifosi. Erano anni che sognavano di avere giovani come te provenienti dal vivaio esordire e segnare in A. Domanda di rito: dovessi far gol al derby? 

Non lo so. Non ci ho pensato sinceramente. Anche perch√© sarebbe l’apoteosi. Come reagirei? Probabilmente andando ad esultare sotto la Curva Nord. Di gol nei derby, nelle giovanili e in Primavera, ne ho fatti diversi, ma se dovessi segnare un gol in prima squadra, penso che non riuscirei a trattenere l’emozione.

Con chi, tra giocatori e staff, hai legato di pi√Ļ?

Con Danilo, siamo coetanei, cresciuti insieme e amici anche fuori dal campo. Abbiamo la Lazio dentro. Ma con tutti ho un bel rapporto. Lo staff √® fantastico, di alto livello. Dal presidente fino ai magazzinieri, che svolgono il classico “lavoro sporco” che in realt√† √® fondamentale. Poi, nel corso di questi anni, ho legato molto con uno degli osteopati della prima squadra, Cristiano Pompili e con il medico della Primavera, Michele Morelli.

√ą vero che dovevi andare alla Roma?

S√¨. Quando giocavo nel C.S. Colombo feci un provino con i giallorossi. Mi avevano preso e tutto era praticamente fatto. Poi mio padre si impose per timore di bruciare le tappe troppo presto. Salt√≥ tutto e l’anno dopo andai alla Lazio, squadra dalla quale non sono pi√Ļ andato via. Segni del destino…

Articoli correlati

*

Top