Aborto, le visioni contrapposte: perchè No

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La questione sull’aborto troppo spesso si limita ad una diatriba tra cattolici e non cattolici. Niente di più sbagliato, Norberto Bobbio infatti…

Con l’ultimo decreto sull’obiezione di coscienza, la Regione Lazio continua a mettere in pericolo la salute delle donne. Non bastava il provvedimento per la somministrazione della pillola Ru486 in day hospital, la pastiglia che ha causato la morte di una donna a Torino.

Qualcuno ha definito la decisione sugli obiettori come un “passo verso la piena attuazione” della legge 194. L’unica attuazione finora è quella di un conflitto normativo tra il provvedimento regionale e la legge nazionale.

Mentre l’articolo 1 della legge del 1978 descrive un atto, come il rapporto sessuale, tra due persone responsabili ed in piena coscienza, l’articolo 4 stabilisce che si può abortire fino ai novanta giorni: eppure in una pubblicazione la ricercatrice Helen Pearson sulla rivista Nature dimostra come i biologi dello sviluppo non considerino più gli embrioni precoci di mammiferi come informi mucchi di cellule. E come commentare il caso dei due gemelli, che si sono scambiati gesti di affetto nel grembo materno?

La campagna del settimanale L’Espresso contro l’affissione di alcuni volantini nei consultori ha di fatto spalleggiato la decisione di Zingaretti: le immagini di un feto che si è formato già dopo poche settimane rappresentano un “volantino shock” all’interno della “bacheca degli orrori”. In altri casi, però, le immagini dei feti sono state decisive per alcune donne ancora incerte verso l’interruzione di gravidanza.

La Laica Inquisizione, poi, vuole insabbiare sia i danni della Ru486 che le conseguenze psicologiche sulla donna che abortisce. Siamo sicuri che il 90% degli obiettori nel Lazio sia totalmente cattolico? O ci sono medici che vogliono semplicemente tutelare la salute della donna?

Difficile comprendere la giustificazione dell’interruzione di gravidanza con eventuali malattie del feto: il rischio di eugenetica è forte e un domani si potrà scegliere un figlio al supermercato (come in alcuni casi già avviene per la fecondazione assistita).

Questione stupro: sono noti i casi di persone concepite da una violenza sessuale che sono diventate alfiere della lotta antiabortista. Le circostanze, che rappresentano due distinte eccezioni, non possono essere certo addotte per giustificare in toto una pratica assai discutibile.

“Con l’aborto legale si scongiura quello clandestino”. Quindi il furto o l’omicidio devono essere regolamentati affinché cessino di nuocere? Antonio Socci poi ha sconfessato i dati circa la clandestinità degli aborti: “…sui giornali le cifre oscillavano in modo abnorme si davano i numeri (da 1,5 a 4 milioni), del tutto incontrollati. Ma questa ossessiva campagna …fece passare la legge 194. Secondo calcoli fatti da statistici ‘tutte le donne italiane avrebbero praticato nella loro vita almeno 8 aborti procurati clandestini’ (Palmaro). Uno scenario ovviamente assurdo”.

La questione sull’aborto e sulla Legge 194 troppo spesso si limita ad una diatriba tra i cattolici da una parte e i non cattolici dall’altra. Niente di più sbagliato.

A testimoniare tale errore c’è l’intervista rilasciata da Norberto Bobbio, considerato un “papa laico”, al Corriere della Sera nel 1981: “Il corpo è mio e lo gestisco io” il filosofo smonta gli slogan femministi sottolineando come ci sia un “altro” nel corpo della donna: “Il suicida dispone della sua singola vita. Con l’aborto si dispone di una vita altrui”.

“Quale sorpresa ci può essere – conclude – nel fatto che un laico consideri …come un imperativo categorico, il “non uccidere”. E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere”.

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