“Fiori per i martiri fascisti della Rsi”: ma l’Anpi di Venaria li fa sequestrare

L’Anpi chiama e i vigili rispondono: quei fiori in memoria dei caduti della Rsi non devono stare nel cimitero di Venaria.

La scusa, alla fine, è sempre la solita che viene ripetuta a pappagallo: apologia di reato. In realtà, il fatto di non riuscire a tributare il doveroso omaggio dopo oltre 70 anni a quei giovani della Rsi che vennero fucilati nel 1945, testimonia come in Italia ancora non si sia arrivati a una memoria condivisa. Non solo: l’episodio di Venaria conferma che nel nostro Paese ci siano associazioni come quella dei partigiani e dei loro nipotini che prendono soldi pubblici per spargere quotidianamente odio civile, non solo verso avversari politici, ma anche verso chi ha dato la propria vita con lo scopo di salvare l’onore del proprio Paese.

A ricordarli ci aveva pensato Gaetano Cuttaia, 57 anni, attivista venariese di CasaPound e coordinatore locale del «Comitato Onoranze Continuità Ideale»: come ha raccontato La Stampa, una volta raggiunto il cimitero monumentale, ai piedi della grande croce che si trova all’ingresso e sovrasta l’ossario, ha deposto un mazzo di rose rosse chiuse in un nastro tricolore con su scritto: «Ai martiri venariesi della Rsi». Intorno ai fiori sono stati sparsi fogli a colori con il simbolo della Rsi e i nomi dei morti: Alberto Giardino, Teresio Girotto, Rina Grosso, Giovanni Lapier, Luigi Marietta, Alessandro Mezzano e Riccardo Selvarolo. D’altronde Cuttaia lo aveva scritto in una lettera inviata al sindaco Falcone.

Nessun incitamento all’odio; nessun invito a ricostituire fantomatici partiti fascisti. Solo il ricordo di chi ha sacrificato la vita per l’Italia. E invece per le sentinelle dell’antifascismo, quei fiori suonano come una sconfitta, come qualcosa che deve essere cancellato, possibilmente assieme a chi li ha deposti. Così è partita immediatamente la telefonata ai vigili urbani: «È un fatto gravissimo che non deve passare inosservato», ha spiegato Annibale Pitta, il presidente dell’Anpi di Venaria.

Secondo il sindaco grillino Roberto Falcone, «chi ha deposto quel mazzo di fiori voleva solo attirare l’attenzione e ha raggiunto il suo scopo. I militari della Rsi sono morti per la loro causa, che non era quella condivisa dalla maggior parte della gente, nemmeno dopo la guerra. I valori di chi ha sacrificato la propria vita per la Resistenza devono essere salvaguardati e trasmessi». Tralasciando la questione numerica (l’osservazione di Churchill sui 45 milioni di fascisti diventati solo dopo antifsscisti di certo non riguarda chi aderì alla Rsi), verrebbe da chiedere al sindaco quali sono i valori della Resistenza da trasmettere? Quelli che hanno portato gli eroici partigiani all’eccidio di Schio (leggi qui)? Pochi mesi fa è stato raccontato il ritiro della medaglia a Valentino Bortoloso, boia responsabile di questa tragedia.

L’Anpi in quell’occasione spese parole tese ad assolvere il ‘buon’ partigiano, colpevole in fondo solo di avere fatto il proprio dovere compiendo la strage. Il vero problema, secondo loro, sono i fiori per ricordare i martiri della Rsi.

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