Ora ci si mette anche “La Sapienza”, a spingere per il progetto dello Stadio della Roma

Stadio della Roma

Le famose torri che i costruttori vogliono erigere accanto allo stadio della Roma hanno ora un nuovo ed autorevole sponsor.

E’ la prestigiosa Università “La Sapienza” di Roma, che si aggiunge ed ingrossa le fila del già folto esercito che chiede a gran voce che oltre al nuovo stadio della Roma si tirino su, nell’area di Tor di Valle, anche tre ingombranti grattacieli.

Costruttori, parte del mondo politico, media, stanno già spingendo a favore di quella che sembra una speculazione edilizia bella e buona. Ed insospettisce che questa iniziativa de “La Sapienza” arrivi con una dubbia tempestività nei giorni in cui in Regione si riunisce la tanto attesa Conferenza dei Servizi che analizzerà il progetto dello stadio della Roma.

Proprio ieri abbiamo fatto notare come tutto ad un tratto la Regione Lazio si faccia portabandiera di concetti come legalità, trasparenza, pubblicità nell’avallare, come l’ultimo passacarte di fureria, un’idea che contempla una gettata di cemento a cui è stato affibbiata la qualifica di pubblica utilità, due anni or sono, dal consiglio comunale implicato a tutti gli effetti in Mafia Capitale.

Ora è il turno de “La Sapienza”, che lunedì 14 novembre presenterà lo Studio di Impatto Economico e Sociale sul progetto “Stadio della Roma – Tor di Valle”.

Ma andiamo ad analizzare i contenuti di questo studio, che ad una prima occhiata sembra presenti solo ed esclusivamente vantaggi.

Tra le altre cose, infatti, si prospetta “un impatto economico pari a due volte e mezzo quello di expo, l’indotto del progetto genererebbe gli effetti che si otterrebbero organizzando un Giubileo della Misericordia ogni due mesi e mezzo oppure un EXPO ogni 5 mesi”. Ma che vuol dire? Perché così sembra aria fritta, fumo sparato negli occhi della gente per impressionarla.

Come d’altronde promesse altisonanti come la “riduzione del tasso di disoccupazione della Capitale di circa un punto percentuale” o l’affermazione che “oltre 5.500 nuovi occupati e 15/20mila dipendenti lavoreranno nel Business Park”. 

Inoltre lo studio, che sarà presentato dal Preside della Facoltà Giuseppe Ciccarone e dal team di docenti che ha preso parte alla redazione del documento, si guarda bene (almeno nella sua versione sintetica) dal citare torri, grattacieli, numeri riferiti a cubature mostruose, preferendo chiamarle col rassicurante ed esotico nome di “Business Park”. 

Lo studio riporta numerose informazioni di carattere economico relative agli effetti positivi (a suo dire) che il progetto “Stadio della Roma – Tor di Valle” produrrebbe sin dall’avvio dei lavori di costruzione.

“Secondo lo Studio – recita il comunicato stampa – l’investimento di circa 1,6 miliardi di euro finanziati interamente dai privati in un arco temporale di sei anni, avrà un impatto economico sulla città di Roma pari a circa due volte e mezzo rispetto a quello generato da Expo 2015 su Milano, rilanciando in modo consistente numerosi comparti industriali come quello dell’edilizia, dell’entertainment e dei servizi. L’impatto indotto sul tasso di disoccupazione nell’area romana implica una riduzione stimata media di questo di circa un punto percentuale (0,8%)”. 

Cominciamo col dire che la spesa per i privati, dopo gli ultimi sviluppi che prevedono che le opere pubbliche verranno costruite da Roma Capitale, sarà di sicuro inferiore. E poi non è affatto elegante scendere immediatamente dello 0,2%, dopo che si è proclamata la “riduzione del tasso di disoccupazione della Capitale di circa un punto percentuale”.

Il comunicato continua informandoci che “Spiccano tra gli altri i dati sul lavoro e sull’occupazione cittadina, che vedrà aumentare gli occupati di circa 5.500 unità. Nel documento della Sapienza si stima infatti che nel periodo di costruzione, i lavoratori impiegati nel comparto edilizio ammonteranno a circa 1.500. Una volta a regime, i nuovi occupati nelle varie aree previste dal progetto saranno 4mila, con oltre 15-20mila lavoratori che svolgeranno la propria professione nel Business Park”. Una giusta precisazione a cui segue quella che per la grande maggioranza non si sta parlando di nuovi posti dai lavoro, ma di un semplice spostamento. Dove sia il guadagno, però, non si sa.

Per finire, una strizzatina d’occhio al sociale ed al verde, che non fa mai male. “L’attenzione tuttavia non si ferma all’impatto economico, ma abbraccia anche quello sociale. Il progetto “Stadio della Roma – Tor di Valle”, che attualmente è in esame nella Conferenza dei Servizi regionale, ultima fase amministrativa prima dell’autorizzazione finale per l’avvio dei lavori di costruzione (ma viene data per scontata, ndr?), oltre ad accogliere quotidianamente decine di migliaia di persone, creerà uno dei principali polmoni della Capitale con la piantumazione di oltre 10mila alberi. Il progetto interessa circa 180 ettari nell’area di Tor di Valle, 80% dei quali (circa 141,5 ettari) saranno spazi fruibili dal pubblico. Per quanto concerne i lavori relativi agli spazi privati, il 12% dell’area (21 ettari) sarà destinato allo Stadio mentre il Business Park non occuperà che il 7% (12,5 ettari) dell’intera area interessata dal progetto. Circa il 30% (62 ettari) del progetto sarà destinato al verde pubblico”.

E qui sta il punto, in quanto il comunicato stampa parla di un “Business Park che non occuperà che il 7% (12,5 ettari) dell’intera area interessata dal progetto”. E ti credo, le torri non occupano tantissimi metri quadrati, sono costruzioni intensive che si sviluppano in verticale.

Uno studio che quindi è più uno specchietto per le allodole, buono per chi vuole cascarci, e intende sponsorizzare un progetto che creerebbe posti di lavoro (nell’edilizia) e tanto, tanto, verde. Oltre ovviamente alla nuova casa della As Roma, dettaglio speriamo non marginale per i costruttori, forse concentrati su altro.

E noi vogliamo cementificare un’area in cambio di questo?

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