L’anniversario della rivolta antisovietica in Ungheria e il silenzio dei media

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Il 4 novembre è una data da ricordare per una serie di eventi come l’alluvione di Firenze nel 1966 e la grande risposta civile arrivata da tutto il Paese: secondo la stampa, però, altri episodi vanno semplicemente dimenticati. È il caso della rivoluzione antisovietica scoppiata nel 1956 in Ungheria.

Quel giorno di sessant’anni fa la rivoluzione degli studenti ungheresi venne repressa violentemente dai carri armati sovietici provocando in tutta Europa una serie di reazioni, alcune – tremendamente vergognose – videro protagonisti comunisti italiani del calibro di Sandro Pertini. “Ecco avanzare in Ungheria lo spettro della reazione… sotto l’egida del clericalismo conservatore con l’intento di tornare al passato, annullando la democrazia e la libertà”, furono le parole di quello che passò alla storia come il Presidente della Repubblica Italiana gioioso ed esultante alla finale dei mondiali di Spagna, Italia-Germania, con tanto di pipa in mano.

A ricordare quale contraddittoria figura fu Pertini, è stato Marcello Veneziani sul Tempo. Ma le tesi di Pertini collimavano con quelle del Pci anche nella sua ala moderata: è il caso di Giorgio Napolitano, secondo cui l’azione sovietica in Ungheria “evitava che nel cuore dell’Europa si creasse un focolaio di provocazioni”. Una difesa della repressione antistudentesca tout court da parte dei comunisti nostrani che ignoravano come la stessa rivolta in Ungheria fosse partita proprio all’interno del Partito comunista stesso.

Un quadro inedito sui dieci giorni dell’insurrezione di Budapest è fornito nel libro “Abbiamo quaranta fucili compagno colonnello”: l’autore, Sàndor Kopàcsi, fu il capo della polizia di Budapest durante la rivolta. Vent’anni dopo essere sfuggito alla condanna a morte, Kopàcsi racconta la sua gioventù nella Resistenza contro i tedeschi fino all’attività di questore che si trova di fronte alla rivolta di studenti bollati come “controrivoluzionari fascisti”. E invece protestavano – da comunisti – contro un regime totalitario colpevole di delitti atroci e inspiegabili.

A parte pochissime eccezioni come – appunto – Il Tempo, questa rivoluzione antisovietica in Ungheria non trova spazio su testate e giornali italiani, troppo impegnati a celebrare gli Angeli del fango che si attivarono per prestare soccorso a Firenze. Se da una parte è doveroso ricordare lo sforzo di tanti italiani dopo l’alluvione di cinquant’anni fa, dall’altra è inspiegabile il silenzio di un evento che infranse il mito dell’Urss. Meglio non parlare male dei comunisti, anche 60 anni dopo Budapest e a quasi 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino.

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