Giochi d’azzardo e lotterie: arricchirsi è (quasi) matematicamente impossibile

Arricchirsi

Ludopatici di tutta Italia, sappiate che arricchirsi con il Superenalotto o i “Gratta e vinci” è veramente arduo.

Chi di noi non sogna di diventare ricco e vivere di rendita per tutto il resto dei suoi giorni? Perché non tentare la Dea bendata, quindi, e rivolgersi al gioco d’azzardo? Per arricchirsi, però, serve qualcosina in più della botta di fortuna auspicata, quasi un colpo che straordinariamente riesce. Parola di Diego Rizzuto, matematico, e Paolo Canova, fisico, che hanno spiegato razionalmente come sia altamente improbabile spuntarla sul banco.

Di certo c’è che è altrettanto improbabile che un ludopatico ragioni su qualcosa di estremamente ed oggettivamente razionale. Un po’ come convincere un tabagista incallito a smettere di fumare, un alcolista di bere o un qualsiasi dipendente ad astenersi dal bramare l’oggetto del suo desiderio.

Nonostante ciò, i due esperti hanno calcolato quale possa essere la probabilità di arricchirsi sbancando chi con questi giochi prospera, ed i risultati ottenuti sono tanto lampanti quanto sconfortanti.

“Si consideri – dicono Rizzuto e Canova – che quella di vincere al Superenalotto con la giocata minima è una probabilità su 622 milioni”.

Sono divulgatori scientifici, ma anche salvatori di coloro che tentano di “svoltare” con il minimo sforzo. Girano per spiegare la matematica nelle scuole, e a questo scopo li hanno contattati Asl, aziende ed enti locali per prevenire la dipendenza dall’azzardo. “Per ogni gioco è possibile calcolare prima quanto si perderà. Tutti sanno che il banco vince sempre, ma quasi nessuno si rende conto di quanto”.

Il sistema sanitario nazionale spende ogni anno cifre esorbitanti per curare la ludopatia e non potendo vietare il gioco, lo Stato ricorre a tutti i mezzi per disincentivare una pratica che spesso sfocia nella dipendenza.

Anche provare una volta, per scherzo o per gioco, attiva quello strano e poco studiato meccanismo mentale che gira attorno al concetto di “rifarsi”, di “rivalersi”. E’ lì che la preda rimane impigliata nella tela del ragno.

Una tela in cui non ci si dovrebbe imbattere, seguendo i consigli dei due studiosi. “La nostra psicologia – dicono – ci spinge a pensare che maggiore è la perdita, più siamo portati a sperare nella vittoria che nella nostra mente dovrebbe risarcirci di quanto abbiamo perso”. E’ questo che instaura il circolo vizioso.

Scendendo nel particolare, scopriamo che la perdita media nei giochi d’azzardo che compriamo dal tabaccaio è molto alta. “Il gratta e vinci più popolare, il “Nuovo Il Miliardario”, costa 5 euro e ha un premio massimo di 500 mila. Lì la perdita media a giocata è 30 centesimi per euro: quindi di 1,5 euro a tagliando”.

Inoltre (è questa è una fregatura tutta italiana) una cosa strana “succede con i gratta e vinci a tiratura limitata, dopo la vincita del primo premio (per esempio “Occasione preziosa”, nel quale un biglietto sui 3 milioni stampati permetteva di vincere 10 milioni di euro). È stato giocato a Desio a settembre. Gli altri sono rimasti in vendita, ma ora non hanno alcuna possibilità di ottenere il montepremi più alto. Ma la gente li compra lo stesso perché non lo sa. Negli Stati Uniti e in Canada i gratta e vinci rimasti vengono ritirati, in Italia no”.

Perché, allora, continuare a giocare al Superenalotto e comprare “Gratta e Vinci”, se le possibilità di successo sono ridotte al lumicino e le insidie di rimanere impigliati nelle maglie del gioco sono così tante?

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