Lo sciopero de L’Unità ignorato e il pensiero unico in frantumi

Nelle ore in cui i media italiani sparavano gli ultimi disperati colpi per sostenere la Clinton, i giornalisti de L’Unità dichiaravano uno sciopero completamente ignorato dai colleghi delle altre testate.

Ancora una volta quando è nei guai  la sinistra politica e culturale, può contare su un clima di omertà che contribuisce a non parlarne. A dare notizia del primo di 5 giorni di sciopero affidati dall’assemblea di redazione al CdR contro la “chiusura totale dell’azienda”, infatti, sono stati pochissimi siti (e tra questi non figura quello de L’Unità). Ne ha parlato la Fnsi, sindacato unitario dei giornalisti italiani (qui); lo ha riportato il sito dell’Ordine dei giornalisti (qui); poi il sito Prima Comunicazione e Editoria.tv.

Proprio mentre Trump vinceva le elezioni Usa e la redazione de L’Unità proclamava lo stato di agitazione, una delle firme principali come Fabrizio Rondolino – con un tweet da Washington – definiva il suffragio universale come “un serio pericolo per la civiltà occidentale”. Insomma, la democrazia è valida solo quando si vince e lui è abituato a saltare sul carro giusto (leggi qui). Come lui, la giornalista Rai Giovanna Botteri che sull’orlo della disperazione si domanda come mai la stampa Usa – tutta pro-Clinton – non sia riuscita ad avere peso e ad influenzare l’elettorato americano. E che dire dell’ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano che ha considerato “il voto degli Usa come quello più sconvolgente nella storia del suffragio universale”. Per fortuna è intervenuto il Fatto Quotidiano che gli ha suggerito di richiamare l’Armata Rossa come nel ’56 a Budapest.

Trump è l’unico vero problema, chi se ne frega delle motivazioni dei giornalisti de L’Unità: assenza di un piano industriale, assenza di un piano editoriale e soprattutto nessuna risposta alla richiesta di un tavolo di confronto con la proprietà per delineare il futuro del quotidiano. Della situazione dei giornalisti de L’Unità a quanto pare non interessa molto agli altri giornali costretti a leccarsi le ferite per la vittoria – gufata inutilmente – del repubblicano Usa, nemico della libertà magari anche quella di informazione.

E invece a chiudere L’Unità (si spera sinceramente che ciò non avvenga) sembra che non serva il cattivissimo Trump, ma bastano le incapacità editoriali e politiche tutte italiane. Quelle davvero non occorre andarle a cercare Oltreoceano: ce le abbiamo in casa, basta cercarle bene. Scansando i silenzi che arrivano da sinistra.

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Un Commento

  1. Elena said:

    Mi spiace per la gente che ci lavora, ma vorrei ricordare a questi signori quanto hanno gufato per la chiusura del giornale “Liberazione” di Rifondazione Comunista.
    È un giornale che non leggerei mai nemmeno gratis, troppo femminista (io sono femmina) e solo politica pro-Pd, personalmente non condivido questo modo di informazione, comunque ormai si sa….chi ci crede più ai mass-media? Se non decidono di essere imparziali e dare le giuste informazioni, tante testate giornalistiche rischiano.

    Ripeto, mi spiace per gli operai, ma anche la gente che lavorava al giornale “Liberazione” era povera gente, ma nessuno ne parló, tranne il fatto di pubblicare, con una non tanto velata soddisfazione, la chiusura del giornale.
    È vero, la Giustizia, non la Vendetta, trionfa sempre, e gli errori e gli orrori da noi commessi un giorno li pagheremo con gli interessi. Ricordiamoci che questa Giustizia è incorruttibile, non si fa comprare!

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