Carabinieri spacciatori: è silenzio su altri tre arresti a Roma

carabinieri tangenti incalza

Le chiamavano le “rapine col distintivo”, a farle erano alcuni carabinieri infedeli che rivendevano le sostanze stupefacenti sottratte agli spacciatori: dopo gli arresti di febbraio, altri tre militari sono finiti in manette.

“Dove annamo a pippà stasera?” chiedeva il maresciallo Marrone all’appuntato De Cristofari nell’auto di servizio. Era il giugno scorso e le intercettazioni portarono agli arresti di febbraio: in tutto quattro carabinieri – radiati con l’accusa di rivendere la droga sequestrata dai colleghi onesti – e cinque complici. Poi, ieri, è arrivata la notizia di altri tre arresti effettuati dai militari del Comando Provinciale di Roma che hanno eseguito una ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia.

“Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e peculato”, le accuse sono le stesse che hanno riguardato i colleghi arrestati a febbraio. A darne notizia però è stata solo la testata RomaToday, silenzio su tutte le altre. Più in particolare – come ha riportato il sito romano – le complesse e articolate indagini hanno consentito di chiarire il ruolo avuto da alcuni soggetti che avevano offerto la loro permanente disponibilità all’acquisto dello stupefacente trafugato dai militari dell’Arma per la successiva rivendita. In particolare i quattro carabinieri infedeli si occupavano della custodia e della successiva commercializzazione dello stupefacente sottratto nel corso di sequestri antidroga.

Come avevano raccontato varie testate a febbraio, i carabinieri a via dei Selci non solo rivendevano la droga, ma la assumevano anche: senza il minimo sospetto di essere controllati o intercettati, nell’auto di servizio assumevano cocaina e pianificavano il loro mercato clandestino. “Dobbiamo mettere nel grottino (così in gergo l’ufficio corpo di reati ndr) una busta uguale a quell’altra”, progettavano Marrone e De Cristofari. “Facciamo un change e poi andiamo a portare tutto a Franco (Benedetti, ndr)”. Gli ulteriori approfondimenti investigativi eseguiti dai Carabinieri di via in Selci hanno portato ai nuovi arresti di ieri.

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