Stadio Olimpico: le barriere resteranno, ora i tifosi chiamati ad una scelta

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Salvo ripensamenti dell’ultima ora, rimarranno le barriere a dividere la Curva Nord e la Sud dello Stadio Olimpico. Adesso i sostenitori biancocelesti e giallorossi dovranno decidere come comportarsi. In ballo c’è il futuro della tifoseria e sarebbe come un lutto lasciare gli spalti vuoti per sempre

L’idea di una inversione di tendenza rispetto alle ultime norme, anche dopo le dichiarazioni del presidente del Coni Giovanni Malagò che avevano fatto pensare alla rimozione dei vetri divisori, appare adesso un miraggio. Come ha precisato il neo delegato alla Sicurezza, Marco Cardilli, la tendenza è quella di proseguire sulla strada intrapresa. “Da quando sono state fissate le barriere, i risultati sono stati evidentemente positivi, facilitando il lavoro degli agenti e rendendo l’ambiente più sicuro per gli stessi tifosi”.

Ma per chi vive (o meglio, viveva) lo stadio, impossibile dar credito a queste parole. E il motivo è semplice. I risultati sono stati positivi? Se significa svuotamento degli spalti, sì. Perchè da quando sono state fissate le barriere, i tifosi della Lazio e della Roma hanno abbandonato lo stadio. Ambiente sicuro per chi quindi? Per i seggiolini vuoti? Facilitato il lavoro degli agenti? Grazie, non entra più nessuno (e nonostante ciò, per quei pochi spettatori ad attenderli ci sono perquisizioni maniacali e parcheggi lontani km e km dallo stadio).

La realtà è un’altra: le barriere sono servite solamente ad allontanare ancora di più la gente dagli impianti, facendo crollare la media degli spettatori e posizionando l’Italia addirittura sotto l’India nella classifica delle presenze. Una vera e propria fuga dallo stadio, con l’Olimpico che rappresenta in pieno questa situazione deprimente. Si tratta di decisioni prese, scritte e sottoscritte dalla Prefettura di Roma. Solo nella Capitale si decide come devono essere collocati i tifosi negli stadi, come “rovinargli” la vita. Con tutti i problemi che deve affrontare la città eterna: immigrazione, centri d’accoglienza, criminalità. Le prefetture delle altre città, però, non hanno adottatto queste misure repressive. Negli altri stadi tutto è lecito, tutto consentito.

E i risultati si stanno vedendo, con i biancocelesti che in un anno hanno perso 5 mila tifosi.

Adesso, però, i supporter laziali e romanisti, se vogliono tornare a sostenere in massa la propria squadra ogni domenica, dovranno per forza di cose fare un passo indietro. Anche perchè le barriere resteranno e qui si rischia l’estinzione dei tifosi. E sarebbe come darla vinta a chi ha optato per queste soluzioni anti-ultras. L’intelligenza dei tifosi sta proprio in questo. Riuscire a capire che le società, di fronte a questura e prefettura, non hanno alcun potere decisionale o, comunque, non decidono di certo Roma e Lazio.

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