Sul progetto dello stadio della Roma sorgono alcune domande

Stadio della Roma

Tutti allineati e coperti, nel tentativo di spingere (così com’è) il progetto riguardante lo stadio della Roma. Ma non balzano agli occhi delle incongruenze?

Saremo sciocchi noi, malfidati e complottisti, ma alcune cose che passano sotto traccia sul progetto dello stadio della Roma che si vuole costruire a Tor di Valle proprio non ci tornano.

Ormai alcune cose sono chiare, basta poco per capirle. Tutto nasce dalla delibera che ha conferito la patente di “pubblica utilità” al pano per costruire stadio, opere pubbliche e soprattutto tre grattacieli tra la sponda del Tevere e la Via Ostiense/Via del Mare.

Questa formidabile arma (ottenuta con il voto di un altro Consiglio Comunale, a maggioranza Pd, al tempo decisamente sospetto di Mafia Capitale circa due anni fa) viene brandita ogni qual volta si osa contestare il progetto. Perchè stracciarlo in toto, come alcuni urbanisti vorrebbero, costerebbe caro a Roma Capitale, impegnata a contenere i costi e niente affatto desiderosa di dover affrontare una causa che si preannuncia milionaria.

L’Assessore comunale all’urbanistica Paolo Berdini si trova quindi nel bel mezzo dello scontro tra la sua coscienza di urbanista e la ragion di Stato. E da questo deriva il suo atteggiamento  che sembra bipolare, fatto di esternazioni (contrarie al progetto) private e di dichiarazioni pubbliche indirizzate verso la distensione.

Ha le mani legate Berdini, ma non così troppo. Con gran forza sta riuscendo nel suo intento (l’unico realisticamente possibile) di ridurre la portata del “Business Park”, e cioè le cubature dei tre grattacieli (i costruttori li chiamano in modo più rassicurante “torri”) o riducendoli o eliminandone uno. In cambio, e lo ha detto ripetutamente, solleverà Parnasi e soci dal costruire dispendiose (e per Berdini inutili) opere pubblche, dal momento che Roma Capitale ha la possibilità si allestire per conto suo una rete infrastrutturale degna di tal nome.

In sostanza è in atto una trattativa, e lo si capisce secondo quanto è trapelato a margine della riunione di ieri tra i rappresentati della Roma e quelli del Comune. Berdini, con toni pacati e collaborativi, ha proposto di realizzare meno opere pubbliche e di ridurre le cubature del Business Park, mentre Baldissoni ha dichiarato: “Se sono possibili modifiche? Vedremo se c’è da farne, comunque come sapete questo non andrà a interferire con il procedimento amministrativo che va avanti in conferenza dei servizi. Quelli del Movimento 5 Stelle romano, ha continuato, “hanno fatto alcune domande e alcuni commenti, e fornito anche osservazioni che abbiamo ascoltato e magari considereremo per aggiungerle eventualmente al progetto”.

Il premio per questa apertura? Se la Roma decidesse di accettare le richieste di Berdini, l’accordo potrebbe essere trovato in tempi strettissimi e la Conferenza dei servizi procederebbe spedita. Resta solo da decidere a quale cura dimagrante sarà sottoposto il progetto: non drastica, in quanto senza aumento di cubature non avrebbe senso sia la Variante Urbanistica sia la stessa conferenza dei servizi, e nemmeno lieve in quanto agli occhi di tanti questa sembra l’ennesima speculazione edilizia che va contrastata.

Dicevamo delle domande: pochi giorni fa Maria Sensi, moglie del compianto Franco presidente della As Roma dell’ultimo scudetto, ha parlato ai microfoni di Radio Radio in merito al progetto dello stadio della Roma, dicendo che “a me non sta bene che la Roma dovrà pagare un affitto per il suo impianto. Lo stadio che avremmo voluto fare durante la presidenza di mio marito sarebbe stato interamente della Roma“.

E ha ragione, perchè lo stadio non sarà costruito dall’As Roma, nè sarà sua la proprietà, bensì di alcuni dirigenti della squadra capitolina. Questo lo sanno in pochi. L’As Roma dovrà pagare un affitto per giocare nel nuovo impianto (comunque meno di quello che attualmente paga al Coni per disputare all’Olimpico le gare in casa, per carità), e parliamo sempre di milioni di euro.

E allora perchè Baldissoni e Gandini intervengono ad ogni incontro, istituzionale e non, che riguarda lo stadio? Capiamo l’esigenza della Roma di dotarsi di un impianto moderno (l’Olimpico, tra barriere, pista d’atletica che compromette l’ottimale visione di una partita e limitazioni del traffico varie è oramai inservibile), ma spingere così tanto per la parte del progetto che riguarda i grattacieli che non porteranno vantaggi economici all’As Roma, ci sembra alquanto sospetto.

Come sospetto è l’eccessivo sostegno del Pd romano, entusiasta del progetto fin dall’inizio, colpevole sin da subito (due anni fa) di macchiarlo acriticamente con il peccato originale della delibera sul pubblico interesse.

A questo punto cosa faranno i costruttori, cedere alle richieste di Berdini e intavolare una trattativa o scegliere la tattica del muro contro muro, inimicandosi definitivamente l’assessore all’Urbanistica del Comune dove intendono costruire lo stadio?

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2 Commenti

  1. pina said:

    Cosa vuol dire pubblica utilità? Che fine ha fatto l’inchiesta della Procura per l’acquisizione dei terreni da parte di Parma di sottratti ad procedimento fallimentare? Ne ha parlato la stampa 2 o 3 anni orsono.

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